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Carbon Tracker: quattro su dieci non sono in grado di comunicare quanto il climate change incida sulla produzione

Quattro imprese su dieci, nel pacchetto di quelle inquinanti in termini di diffusione nell’atmosfera di gas serra, non hanno le capacità o i mezzi di comunicare quanto il climate change incida sulla loro produzione. Questo è uno degli elementi più indicativi sul gap a livello comunicativo delle imprese sull’impatto ambientale emerso nello studio del think tank Carbon Tracker. Lo scorso anno il dato era al 35%, e tra le aziende considerate nel recente studio ci sono anche i colossi italiani Eni ed Enel. Il tema è divisivo e decisivo: se le aziende infatti non sono in grado di fornire dati affidabili agli enti che regolano il processo, il rischio è che i loro investimenti possano essere infruttuosi, con pesanti danni economici per gli investitori.

Lo studio Carbon Tracker

Analizzando uno degli aspetti dello studio, sulla rendicontazione finanziaria delle aziende: solo il 37% dei bilanci fornisce agli investitori informazioni sul legame tra climate change e i rischi finanziari che ne derivano e soprattutto che l’81% delle aziende omette le informazioni più importanti nell’ambito del reporting. Le aziende analizzate da Carbon Tracker sono al centro dell’interesse degli investitori di Climate Action 100+, associazione sorta sette anni fa che ha come obiettivo di spingere le aziende ad affrontare il cambiamento climatico e a ridurre le loro emissioni. I membri del Climate sono ancora 700 (valore totale, 68 mila miliardi di dollari), ma all’interno del pacchetto non c’è più nessuno dei primi cinque asset mondiali, dopo l’uscita di JPMorgan Asset Management, di State Street Global Advisors e il ridimensionamento di BlackRock.

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