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Il Primo ministro ha imposto lo stop al linguaggio “inclusivo” nella Pubblica Amministrazione

Se negli Stati Uniti la crociata repubblicana contro l’uso dei criteri ESG per gli affari pubblici e privati ha prodotto risultati evidenti, chissà invece quale sarà lo scenario in Argentina, dove il Primo ministro Milei ha imposto lo stop al linguaggio “inclusivo” nella Pubblica Amministrazione. La decisione del nuovo leader argentino è chiaramente in linea con le sue politiche anti femministe e decisamente oppositive verso l’uguaglianza di genere, un tipo di discorso che Milei ha portato platealmente avanti sin dalla sua elezione, avvenuta alla fine del 2023.

Lo scenario argentino

Dunque, secondo la ‘dottrina Milei’, subito applicata anche in alcuni ministeri del governo argentino, non sarà più possibile usare la C, la chiocciola o la X, in modo che non possa essere inserito il femminile nella documentazione prodotta dalla pubblica amministrazione. Il bando al linguaggio inclusivo è stato varato, per esempio, nel linguaggio che riguarda le attività del ministero della Difesa. E se la battaglia di Milei si presta all’ironia social, va ricordato che nel paese sudamericano l’utilizzo di un linguaggio che vada oltre l’identità di genere è stato promosso da decenni dai movimenti femministi e dalle comunità Lgbt. Al momento il linguaggio inclusivo è usato nelle scuole, nelle università; vedremo fin dove arriverà la dottrina Milei: il presidente argentino, prima di questo provvedimento, aveva già soppresso il Ministero delle Donne, dei Generi e della Diversità.

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