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Se vincesse Trump, potrebbe finire in bilico l’I.R.A., piano green da 369 miliardi di dollari in crediti di imposta voluto dall’attuale presidente
Forse in questo momento non è un tema prioritario, in attesa di capire se Joe Biden davvero dovesse ritirarsi dalla corsa alla Casa Bianca. Ma la “questione ambientale” negli Stati Uniti è uno degli argomenti sul tappeto. Il riferimento è al piano approvato dall’amministrazione Biden, l’Inflation Reduction Act, la legge da 369 miliardi di dollari in crediti d’imposta e incentivi vari alla manifattura di tecnologie pulite sul suolo statunitense, considerata il fiore all’occhiello del mandato Biden, sebbene sia stata parecchio discussa e licenziata con una serie di compromessi. Va anche ricordato che l’attuale inquilino della Casa Bianca negli scorsi mesi, nonostante l’impegno preso in campagna elettorale contro lo sfruttamento di nuovi giacimenti offshore di gas e petrolio, ha dovuto cambiare rotta, con tre aste indette per le nuove concessioni fossili dal 2025.
Questo pesante provvedimento resterà in piedi, se Trump dovesse essere eletto a novembre? Secondo il candidato dei repubblicani, il climate change è una bufala e il piano Biden, l’I.R.A. non è stato che un favore alla Cina e uno strumento per l’introduzione e la diffusione delle auto elettriche sul suolo americano. Invece durante il primo mandato di Trump alla White House la mission era potenziare la produzione delle fonti fossili, concedendo fino a 47 nuove concessioni fossili offshore, incluso all’altezza della California e nell’Atlantico.
Secondo una recente indagine di Carbon Brief, la ricetta Biden sull’ambiente, sostenuta da altri programmi di investimento, porterebbe al raggiungimento degli obiettivi green fissati entro il 2050. Con Trump in sella per la seconda volta alla White House, il livello di emissioni invece scenderebbe solo del 28% rispetto al 2005, mentre le stime attuali prevedono un calo del 50% entro il 2030.