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La presidenza danese del Consiglio UE prova a chiudere l’accordo sul target 2040 prima della conferenza ONU sul clima in Brasile. Nella nuova bozza, clausola di revisione biennale e maggiore flessibilità su crediti di carbonio e assorbimenti naturali
A meno di due settimane dalla COP30 di Belém, l’Unione Europea è ancora divisa sul proprio obiettivo climatico intermedio al 2040. La Commissione chiede una riduzione del 90% delle emissioni di gas serraGas serra: cosa sono e quale impatto hanno sull'ambiente Definizione di gas serra Cosa sono i gas serra I gas serra sono una serie di composti chimici presenti nell'atmosfera che hanno la capacità di trattenere il calore proveniente dal Sole,... Approfondisci rispetto ai livelli del 1990, ma il negoziato tra gli Stati membri è impantanato tra istanze di competitività industriale e richieste di flessibilità. Il 4 novembre i ministri dell’Ambiente si riuniranno a Bruxelles per un ultimo tentativo di accordo. La posta in gioco è alta: arrivare al summit ONU con una posizione comune o rischiare di compromettere la credibilità globale dell’Europa come guida della transizione climatica.
L’Europa verso la COP30, cosa prevede la nuova proposta danese
La presidenza danese del Consiglio dell’UE ha presentato una nuova bozza di compromesso che integra le richieste dei leader europei. Il testo introduce una clausola di revisione biennale: la Commissione europea dovrà valutare i progressi verso gli obiettivi intermedi e proporre eventuali correzioni “sulla base delle più recenti evidenze scientifiche e dei progressi tecnologici”.
La bozza include inoltre una maggiore flessibilità “tra settori e strumenti”, consentendo l’uso – ancora da definire – di crediti di carbonio internazionali fino al 3% delle riduzioni totali. Altro punto chiave è il riconoscimento del contributo degli assorbitori naturali di CO₂ (foreste e suoli), che dovrà essere “realistico” e “non penalizzare altri settori economici”, tenendo conto delle incertezze legate al degrado degli ecosistemi forestali.
Gli strumenti in gioco: crediti di carbonio e revisione industriale
Il compromesso proposto mira anche a rafforzare la flessibilità transnazionale. Fino al 3% delle riduzioni potrà derivare da progetti di decarbonizzazioneDecarbonizzazione La decarbonizzazione si riferisce al processo di riduzione o eliminazione delle emissioni di anidride carbonica (CO2) derivanti dalle attività umane, specialmente quelle legate alla produzione e al consumo di combustibili fossili. L'obiettivo della decarbonizzazione è quello di ridurre l'impatto... Approfondisci fuori dall’UE, finanziando interventi in Paesi terzi. La Commissione viene invitata a “utilizzare tutti gli strumenti economici per contrastare pratiche commerciali sleali” e a diversificare le forniture di materie prime critiche, un passaggio chiave per la Strategia europea sulle materie prime (CRMA). Il testo riconosce la necessità di mantenere incentivi alla decarbonizzazione industriale pur tenendo conto della “capacità difensiva e competitiva” dell’Unione.
Tra COP30 e obiettivi globali: l’Europa in bilico
L’obiettivo di un accordo entro novembre non è solo politico ma geopolitico. La COP30 di Belém, ospitata dal Brasile, segnerà un passaggio chiave verso l’aggiornamento degli impegni NDC (Nationally Determined Contributions) previsti dall’Accordo di Parigi. Con 31,7 miliardi di euro mobilitati nel 2024 per la finanza climatica internazionale, l’UE resta fra i principali donatori globale, ma la sua leadership rischia di essere indebolita da divisioni interne e dalla percezione di un Green Deal attenuato.
Secondo Neil Makaroff, esperto di politiche climatiche del think tank Strategic Perspectives, il vero nodo non è più l’esistenza di un target 2040, ma la sua attuazione concreta: “Con il nuovo obiettivo di riduzione del 90% entro il 2040, il dibattito non riguarda più se serva un target, ma le condizioni per raggiungerlo. L’Europa può ancora porsi alla guida della corsa industriale verso la neutralità climatica, a patto che le ambizioni siano sostenute da politiche credibili e investimenti strategici”.
La COP30 sarà il banco di prova: se Bruxelles arriverà a Belém con un accordo coerente, potrà ancora guidare la diplomazia climatica mondiale. Se invece prevarranno gli interessi nazionali, l’Europa rischia di scivolare da laboratorio di sostenibilità a spettatrice del futuro climatico.