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Dentro FX di Metadonors | Con Maria Elena Manzini il confronto su partnership, filiera e criticità normative nella sostenibilità della ristorazione collettiva
“Quello che mi ha convinto è stata la volontà concreta di creare un ponte reale tra profit e non profit, basato su conoscenza reciproca e linguaggi comuni”. Così Maria Elena Manzini, Corporate Social Responsibility Manager di CIRFOOD, all’indomani della Fundraising Experience (FX), promossa da Metadonors, dove il track ESGESG ESG è l'acronimo di Environmental, Social, and Governance, che si traduce in italiano come Ambientale, Sociale e Governance. Questi tre componenti sono utilizzati per valutare l'impatto sostenibile e le pratiche etiche di un'azienda o di un'organizzazione. Ecco una spiegazione... Approfondisci Connect ha messo al centro il dialogo tra imprese e Terzo Settore. Un dialogo che, nelle parole di Manzini, assume ancora più valore quando supera una dinamica ricorrente: “Spesso veniamo contattati con l’unico obiettivo di ottenere un contributo economico, senza una reale volontà di costruire una partnership”. È proprio su questo scarto che si inserisce l’esperienza di FX, percepita come un cambio di paradigma. “Ho visto la volontà di lavorare su valori comuni e su collaborazioni capaci di generare impatto per tutti i soggetti coinvolti”, spiega.
Corporate fundraising, conoscenza e collaborazione
Uno dei nodi centrali nel dialogo tra imprese ed Enti del Terzo Settore resta la difficoltà di comprensione reciproca. “La criticità principale è la mancanza di conoscenza degli obiettivi e delle strategie dei diversi attori”, osserva Manzini. “Il Terzo Settore – sottolinea ancora – “è un universo estremamente eterogeneo, che va da piccole associazioni a organizzazioni strutturate. In questo contesto, non sempre è chiaro che una collaborazione con un’impresa richiede coerenza con il business e con i valori aziendali”.
“Nel nostro caso lavoriamo con il cibo, che non è solo nutrizione ma anche cultura, tradizione e innovazione”, aggiunge. “Se ci viene proposta un’iniziativa lontana da questo ambito, è naturale che dobbiamo essere pronti a dire no”. Il percorso di FX ha provato a lavorare proprio su questo: partire dalla conoscenza delle aziende, dalla lettura dei bilanci, per costruire proposte più consapevoli.
Una sostenibilità che cambia ritmo
Guardando al quadro più ampio, Manzini osserva come la sostenibilità stia attraversando una fase di transizione. “Negli ultimi anni c’è stata un’accelerazione molto forte, mentre oggi sembra esserci un rallentamento”, afferma. Ma non si tratta di un arretramento: “È un approccio ormai imprescindibile, richiesto dal mercato e dal quadro normativo”. Alcuni temi sono ormai strutturali: “La condotta d’impresa, l’anticorruzione, il monitoraggio delle emissioni. Altri stanno emergendo con forza, in particolare la responsabilità lungo la catena di fornitura. Oggi non basta più guardare al fornitore diretto. Viene richiesto un presidio su tutta la filiera”. Un passaggio che coinvolge diritti umani, inclusione, pari opportunità e, sempre più spesso, anche aspetti come la cybersecurity.
Il rischio di una transizione senza strumenti
Accanto a questi sviluppi, emerge però il rischio che alcune spinte normative risultino scollegate dalla realtà operativa delle imprese. “Ci sono ambiti in cui si è puntato così tanto sull’obiettivo, da rischiare un effetto controproducente”, osserva Manzini. Il caso degli imballaggi è, secondo la manager, emblematico. “Il regolamento europeo sugli imballaggi, recentemente adottato e in fase di recepimento negli Stati membri, prevede entro il 2030 il superamento di molte applicazioni della plastica a favore di sistemi riutilizzabili”, spiega.“Per quanto il nostro servizio utilizzi già in larghissima parte materiali riutilizzabili, per alcune casistiche specifiche le nuove normative imporrebbero di ripensare completamente modelli di approvvigionamento e distribuzione, ma spesso senza che esistano ancora alternative realmente praticabili su larga scala e sicure per chi accede a determinate tipologie di servizi”.
Questo genera tensioni concrete, soprattutto in settori come la ristorazione collettiva, dove entrano in gioco anche sicurezza alimentare e logistica. “Senza fasi di transizione adeguate o incentivi, il rischio è di mettere in difficoltà anche le imprese più avanzate”, aggiunge. Alla base c’è un tema di ascolto. “Le consultazioni esistono, ma non sempre intercettano fino in fondo la complessità operativa”. La conseguenza è quella di una transizione necessaria, ma gestita con tempi e modalità non sempre coerenti con le condizioni reali del mercato.
Corporate fundraising, il potere delle relazioni
Nel contesto di FX, queste riflessioni si traducono in una presa di posizione chiara sul ruolo delle imprese oggi. Il punto nevralgico risiede nella capacità di costruire relazioni coerenti e selettive, fondate su obiettivi condivisi e su un reale allineamento tra impatto sociale e attività d’impresa. Come emerge dalle parole di Manzini, la sostenibilità sociale passa soprattutto da qui. Dalla capacità di uscire dalla logica delle sponsorship episodiche e di costruire partnership che tengano insieme filiera, territorio e valore nel tempo.