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Dal Festival dell’Ascolto di Roma un messaggio politico e culturale: “Senza ascolto non esiste partecipazione”. Le parole del viceministro del Lavoro e delle Politiche sociali Maria Teresa Bellucci
“In questo tempo complesso un diritto fondamentale dei ragazzi è essere ascoltati. Non c’è protagonismo giovanile, partecipazione giovanile, superiore interesse dei minori se prima non li ascoltiamo”. Con queste parole, il viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci apre a una questione che va oltre il perimetro educativo: l’ascolto come condizione necessaria per costruire politiche pubbliche efficaci.
È il cuore della prima edizione del Festival dell’Ascolto, ospitato il 9 e 10 aprile 2026 all’Accademia INPS di Roma, in occasione della seconda Giornata nazionale dell’ascolto dei minori. Su iniziativa del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, in sinergia con INPS, UNICEF e Agenzia Italiana per la Gioventù, l’evento coinvolge cinquecento studenti in un confronto diretto con istituzioni, esperti e mondo culturale su temi che definiscono il presente, dall’intelligenza artificiale alla sicurezza, fino alla violenza di genere.
Festival dell’ascolto, giovani al centro
“L’ascolto – sottolinea il viceministro ai microfoni di SostenibileOggi – occorre a noi adulti per comprendere questo tempo così diverso dal nostro, ma serve anche ai giovani. Sentirsi ascoltati significa anche imparare ad ascoltare, a conoscersi, a costruire la propria esistenza e scegliere di vivere in maniera sana con gli altri”. L’ascolto come dispositivo a doppio senso. Uno strumento cognitivo per gli adulti, chiamati a interpretare una realtà generazionale distante, e leva di crescita per i giovani, che attraverso il riconoscimento costruiscono identità e relazioni.
In un sistema sociale orientato alla velocità, l’ascolto richiede una sospensione, una scelta intenzionale. “L’educazione passa attraverso l’ascolto – prosegue – È con l’ascolto che comprendiamo l’altro. Per cui gli adulti devono fermarsi, devono dare tempo. Non c’è ascolto senza tempo, senza mettersi seduti ponendo domande autentiche”. L’ascolto, nella prospettiva indicata dal viceministro, implica anche la capacità di leggere ciò che non viene esplicitato: “A volte le richieste d’ascolto arrivano con il silenzio, con espressioni del volto accigliate, con la paura di parlare. Il compito di noi adulti, se vogliamo essere autorevoli, è cogliere quei segnali, non trascurarli e dare il tempo che è necessario per accompagnare i nostri figli e figlie in un percorso di vita bellissimo ma anche difficile”.
Le sfide del domani
Il Festival dell’Ascolto si inserisce nel quadro della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che sancisce il diritto dei minori a essere ascoltati. La sfida, però, resta la sua traduzione operativa. Trasformare l’ascolto in infrastruttura stabile significa integrarlo nei processi decisionali, nei servizi sociali, nei sistemi educativi. Senza ascolto, la partecipazione è una formula vuota. Con l’ascolto, può diventare un dispositivo reale di trasformazione sociale.