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La sostenibilità nel retail e nell’e-commerce non dipende soltanto dalla quantità di imballaggi utilizzati. Il vero impatto nasce dall’interazione tra assortimento, produzione, magazzini, trasporti, consegne, resi, consumi energetici e fine vita dei prodotti. Per ridurlo, le aziende devono quindi intervenire sull’intero modello commerciale, evitando di concentrare la strategia su una sola iniziativa facilmente comunicabile.

Un packaging riciclabile, per esempio, non compensa automaticamente una rete logistica inefficiente, un’elevata percentuale di resi o la distruzione dei prodotti invenduti. Allo stesso modo, un negozio alimentato da energia rinnovabile può continuare ad avere un’impronta significativa se vende articoli progettati per durare poco.

Cosa significa sostenibilità nel retail e nell’e-commerce

La sostenibilità nel retail e nell’e-commerce consiste nel ridurre gli impatti ambientali e sociali generati lungo l’intero percorso che porta un prodotto dal fornitore al consumatore e, possibilmente, dal consumatore a un nuovo ciclo di utilizzo.

Questo percorso comprende:

  • selezione e controllo dei fornitori;
  • progettazione dell’assortimento;
  • gestione delle scorte;
  • consumi di negozi, uffici e magazzini;
  • imballaggio e preparazione degli ordini;
  • trasporto e consegna dell’ultimo miglio;
  • resi, riparazioni e ricondizionamento;
  • recupero, riuso o riciclo dei prodotti.

La prima difficoltà è quindi stabilire un perimetro di misurazione coerente. Limitarsi alle emissioni dirette dei punti vendita restituisce una rappresentazione incompleta: per molte imprese commerciali, una parte rilevante dell’impatto si trova nella catena di fornitura, nella produzione dei beni venduti e nel loro utilizzo.

Sostenibilità nel retail: logistica sostenibile e consegne dell’ultimo miglio

Nell’e-commerce la consegna è il momento più visibile, ma non necessariamente quello che produce da solo il maggiore impatto. L’efficienza ambientale dipende da variabili come distanza, saturazione dei veicoli, numero di tentativi di consegna, modalità di trasporto e velocità richiesta.

La consegna rapida può ridurre il tempo disponibile per accorpare gli ordini e ottimizzare i percorsi. Per questo un sistema di logistica sostenibile dovrebbe favorire:

  • consolidamento delle spedizioni;
  • utilizzo di punti di ritiro e locker;
  • scelta di finestre di consegna più ampie;
  • riduzione delle consegne fallite;
  • impiego di mezzi a basse emissioni dove tecnicamente possibile;
  • localizzazione strategica di hub e magazzini;
  • misurazione delle emissioni per ordine e non soltanto per chilometro.

Un indicatore particolarmente utile è il tasso di saturazione dei mezzi. Un veicolo elettrico utilizzato con capacità molto bassa non rappresenta necessariamente la soluzione più efficiente rispetto a una rete capace di raggruppare più ordini e ridurre i viaggi complessivi.

Anche il confronto tra commercio fisico ed e-commerce deve evitare semplificazioni. Nel retail tradizionale incidono gli spostamenti dei clienti, l’energia utilizzata dai negozi e la distribuzione verso molti punti vendita; nell’e-commerce diventano centrali magazzini, consegne individuali e resi. Non esiste quindi un canale sostenibile in assoluto: conta il modo in cui ciascun sistema viene organizzato.

Sostenibilità nel retail: packaging sostenibile con meno materiale prima di nuovi materiali

Il packaging sostenibile non coincide automaticamente con un imballaggio di carta o con una confezione definita biodegradabile. La priorità dovrebbe essere eliminare gli elementi superflui, ridurre peso e volume e soltanto dopo valutare materiali, riciclabilità e riuso.

Un imballaggio più leggero e adeguato alle dimensioni del prodotto consente anche di trasportare più ordini nello stesso spazio. Il beneficio si estende così dalla quantità di materiale impiegato all’intera efficienza logistica.

Dal 12 agosto 2026 trova applicazione generale il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, il PPWR, entrato in vigore l’11 febbraio 2025. La disciplina introduce requisiti orientati alla riciclabilità, all’impiego di materiale riciclato, alla riduzione degli imballaggi non necessari e allo sviluppo del riuso. Tra gli obiettivi europei rientra anche la riciclabilità di tutti gli imballaggi entro il 2030.

Per retail ed e-commerce ciò significa che il packaging deve essere trattato come un tema di progettazione, conformità e gestione dei dati, non come una semplice scelta grafica.

Resi e sostenibilità: il costo nascosto dell’e-commerce

I resi generano trasporto inverso, controlli, nuovi imballaggi e movimentazioni. Nei casi peggiori, un prodotto restituito perde valore commerciale o viene smaltito perché ricondizionarlo costa più che sostituirlo.

Per ridurre il rapporto tra resi e sostenibilità, le aziende possono intervenire prima dell’acquisto attraverso:

  • schede prodotto più complete;
  • fotografie realistiche;
  • informazioni precise su misure, materiali e compatibilità;
  • strumenti digitali di prova o configurazione;
  • assistenza nella scelta;
  • analisi delle cause di reso per prodotto e fornitore.

Il semplice tasso di reso, tuttavia, non è sufficiente. Bisogna conoscere anche la percentuale di articoli rimessi effettivamente in vendita, il tempo necessario al reinserimento e la quota destinata a riparazione, ricondizionamento, donazione o smaltimento.

Retail sostenibile tra negozi, assortimento e invenduto

Nel punto vendita fisico, illuminazione, climatizzazione e refrigerazione rappresentano aree importanti di intervento. Sensori, sistemi di gestione energetica e manutenzione predittiva possono ridurre i consumi, ma un autentico modello di retail sostenibile deve agire anche sull’assortimento.

Le imprese possono integrare criteri ambientali e sociali nella selezione dei fornitori, aumentare la presenza di prodotti durevoli o riparabili e ridurre l’invenduto attraverso previsioni della domanda più accurate.

Lo sconto finale non risolve sempre il problema delle eccedenze: può limitare la perdita economica, ma non recupera le risorse già impiegate nella produzione. Prevenire l’invenduto è generalmente più efficace che gestirlo dopo che si è formato.

Consumi sostenibili senza scaricare tutto sul cliente

Il retail influenza il consumo attraverso prezzi, promozioni, disponibilità, collocazione dei prodotti e informazioni presentate. Invitare genericamente il cliente a “scegliere meglio” è poco credibile se l’architettura commerciale continua a favorire acquisti frequenti, sostituzioni premature e promozioni basate sulla quantità.

Favorire consumi sostenibili significa rendere accessibili informazioni verificabili su durata, riparabilità, origine e manutenzione. Il Regolamento europeo sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili, ESPR, introduce il quadro del passaporto digitale di prodotto, concepito per rendere disponibili informazioni standardizzate a imprese, consumatori, riparatori, riciclatori e autorità.

La trasparenza, però, deve consentire una decisione concreta: una lunga pagina di dichiarazioni ambientali non sostituisce dati confrontabili e facilmente comprensibili.

Come misurare un e-commerce sostenibile

Un sistema di monitoraggio efficace può includere:

  • emissioni per ordine consegnato;
  • percentuale di consegne al primo tentativo;
  • saturazione media dei veicoli;
  • peso e volume del packaging per ordine;
  • percentuale di spazio vuoto negli imballaggi;
  • tasso di reso per categoria e motivazione;
  • quota di resi recuperati;
  • consumi energetici per metro quadrato di negozio o magazzino;
  • quantità di invenduto sul totale acquistato;
  • percentuale di prodotti riparati, ricondizionati o rimessi in circolo.

La metrica decisiva non è quante iniziative sostenibili siano state lanciate, ma quanto sia diminuito l’impatto per prodotto venduto e per valore generato.

FAQ sulla sostenibilità nel retail e nell’e-commerce

Qual è il principale impatto ambientale dell’e-commerce?

Non esiste una sola fonte dominante per tutte le aziende. L’impatto può derivare dalla produzione degli articoli, dalla logistica, dal packaging, dai resi o dai consumi energetici. Per individuarlo serve un’analisi dell’intera catena del valore.

Il commercio online è meno sostenibile dei negozi fisici?

Non necessariamente. Il risultato dipende dagli spostamenti evitati o generati, dall’efficienza delle consegne, dall’energia utilizzata, dal tasso di reso e dalla gestione delle scorte.

Come si può ridurre l’impatto dei resi?

Occorre migliorare le informazioni preacquisto, individuare i prodotti con più resi, correggere le cause ricorrenti e creare processi efficienti di controllo, riparazione e ricondizionamento.

Un packaging riciclabile è sempre sostenibile?

No. Devono essere considerati quantità di materiale, peso, volume, provenienza, riutilizzabilità, infrastrutture di raccolta e possibilità effettiva di riciclo.

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