![]()
Sostenibilità sociale delle filiere sotto pressione: quattro inchieste nel 2026 su circa 300 braccianti
L’agricoltura trentina finora è stata considerata un modello. Piccole aziende familiari, cooperative forti, molti controlli e un’immagine costruita sulla regolarità delle filiere. Quest’anno sono emerse quattro inchieste della Procura di Trento per caporalato nella raccolta della frutta e nei vigneti, con circa 300 lavoratori coinvolti, secondo Coldiretti Trentino Alto Adige. I casi raccontano un problema che riguarda la tenuta sociale del modello agricolo.
Caporalato in Trentino, quattro inchieste in pochi mesi
In Val di Non la Guardia di Finanza ha sequestrato quasi 390 mila euro a un imprenditore straniero della ristorazione. Secondo l’accusa, chiedeva ai connazionali 10-12mila euro per entrare in Italia con il decreto flussi e altri 4-6mila per la regolarizzazione. Oltre cento braccianti sarebbero poi stati impiegati in aziende agricole della valle.
Un imprenditore agricolo trentino e cinque familiari sono accusati di aver sfruttato 84 lavoratori nella raccolta dei piccoli frutti tra il 2018 e il 2024. Il sequestro è di quasi 800mila euro. In Valsugana una coppia nigeriana è stata arrestata e i titolari di tre aziende sono stati denunciati, con accuse che arrivano alla riduzione in schiavitù. A luglio era stato arrestato un presunto caporale che gestiva squadre nei vigneti, con turni fino a 11 ore per 8 euro l’ora.
Quando si interrompe la trasmissione familiare
Il punto di rottura, secondo Serena Piovesan, ricercatrice dell’Università di Trento, è il ricambio generazionale. Molti agricoltori hanno iniziato a cercare lavoratori stranieri perché i figli sceglievano altri mestieri e si era interrotta la trasmissione familiare dell’azienda.
Il fenomeno è nazionale. Secondo l’Istat, nel 2023 solo il 7,9% delle aziende agricole italiane era guidato da under 40, contro l’8,4% del 2010. Meno famiglie in campo significa più manodopera esterna da reclutare, spesso in poche settimane di raccolta. È in quel passaggio che si inseriscono gli intermediari illeciti. Secondo la Fondazione Placido Rizzotto, il tasso di irregolarità lavorativa in Trentino-Alto Adige è salito dal 9% del 2011 al 19% del 2024.
È cambiata anche la provenienza dei lavoratori stagionali. Prima erano soprattutto europei. Oggi arrivano sempre più da Nigeria e Pakistan, spesso richiedenti asilo, con poca conoscenza dell’italiano e reti sociali deboli. Per chi viene da fuori dall’Unione il contratto stagionale è spesso l’unica via per un permesso di soggiorno, e questa dipendenza lo rende ricattabile. Il debito contratto per il viaggio fa il resto.
Il futuro dell’agricoltura passa dal lavoro
La questione riguarda anche i fondi pubblici. Dal 2025 la condizionalità sociale della Politica agricola comune è obbligatoria in tutta l’Ue. Le aziende che violano le norme sul lavoro possono subire sanzioni e tagli ai contributi. Tuttavia, copre solo alcune direttive, come sicurezza e trasparenza dei contratti, e non obblighi come il salario minimo. In Italia l’agenzia per le erogazioni agricole Agea condivide i propri dati con l’Inps e con le forze dell’ordine per individuare i rischi di sfruttamento.
A livello locale, la Giunta provinciale ha approvato un protocollo per monitorare lo scambio di manodopera tra aziende agricole, incrociando le comunicazioni di scambio con quelle obbligatorie di assunzione. Federconsumatori del Trentino chiede un’etichettatura sociale degli alimenti, con informazioni verificabili sulle condizioni di lavoro lungo la filiera.
Per un territorio che vende mele e vino anche grazie alla propria reputazione, la sostenibilità sociale diventa una condizione di mercato oltre che di legalità. Le sfide sono due e sono collegate: rendere il lavoro agricolo attraente per le nuove generazioni e garantire che chi arriva da lontano lavori con diritti tracciabili.