Tempo di lettura: 2 minuti

Loading

Per otto manager su 10 la sostenibilità è una priorità ma non mancano punti oscuri, soprattutto in termini di trasparenza

Gli investimenti Esg sempre più presenti nel portafoglio degli asset manager. Entro il 50% entro un paio di anni, per poi salire al 63%, secondo i dati dell’ESG Global Survey of Asset Managers, la terza indagine annuale della Index Industry Association (IIA, associazione americana che riunisce i principali fornitori di indici mondiali) sulla base delle risposte di manager inglesi, statunitensi, tedeschi e francesi. Otto asset manager su 10 (81%) riferiscono di considerare la sostenibilità una priorità. Ma non mancano punti bui, come spesso accade sulle metriche Esg, soprattutto in termini di trasparenza. La crescente priorità assegnata agli investimenti sostenibili è stata riscontrata in tutte le regioni, ma è interessante notare che il sostegno all’Esg è più alto tra i gestori patrimoniali negli Stati Uniti, dove l’88% afferma che è diventata una priorità, ed è un elemento importante perché si moltiplicano le legislazioni anti Esg tra gli stati americani, soprattutto di parte repubblicana. 

Quasi all’unanimità si ritengono efficaci le metriche Esg, ma restano buchi, soprattutto nella sfera sociale e della governance. Gli asset manager lamentano in particolare la mancanza di standardizzazione dei dati tra i mercati (30%), l’insufficienza di dati quantitativi (29%) e la mancanza di valutazioni e metodi concordati dai fornitori (24%) continuano a vanificare la ricerca di misurazioni più accurate, pertinenti e tempestive. 

La mancanza di trasparenza è un tema ricorrente per quanto riguarda le metriche Esg e gli asset manager individuano nelle agenzie di rating i soggetti più inadeguati (39%).  

Sulle decisioni di allocazione del portafoglio, gli asset manager continuano a dare priorità ai criteri ambientali (l il 75% è concorde)con i fattori ambientali che non sono più soltanto un sinonimo di cambiamento climatico o di impronta di carbonio, ma anche di esaurimento delle risorse naturali (42%), di catene di approvvigionamento sostenibili (39%) e di resilienza degli asset fisici ai cambiamenti climatici (38%) e si tiene conto anche della biodiversità (30%). Ma dall’indagine viene fuori anche che il 62% degli asset manager indica che i criteri sociali sono parte integrante della maggior parte dei portafogli.

Articoli correlati