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Dialogo con il presidente di FIABA Stefano Maiandi: «Servono metodo e ricerca delle risorse. Abbiamo lanciato i mini PEBA e anche un’app»

Quarant’anni dopo l’introduzione dei Piani di eliminazione delle barriere architettoniche, in Italia l’autonomia delle persone continua a misurarsi con un gradino o un ascensore assente. Secondo quanto riferisce Stefano Maiandi, presidente di FIABA Ets, soltanto il 12% dei circa ottomila Comuni italiani avrebbe avviato pratiche di monitoraggio delle barriere nell’ambito dei PEBA. Un dato che riguarda l’avvio del percorso, dunque, e non certifica né l’approvazione dei piani né la realizzazione dei lavori. «Un ritardo ingiustificabile», commenta.

È da questa distanza che parte il bilancio del FIABA Day 2026, dedicato al tema Oltre ogni ostacolo. Terra e Mare per tutti. «Negli ultimi due anni la manifestazione è cresciuta – sottolinea – C’è molta più attenzione: l’accessibilità è un tema rilevante per tutte le persone. Quest’anno ci siamo concentrati sulle città e sul mare».

L’attenzione, però, deve diventare capacità di intervento. Maiandi individua un intreccio di responsabilità: «I ritardi dipendono dalla volontà, da fattori culturali ed economici, ma innanzitutto dalle conoscenze». Tradotto: prima ancora di reperire i fondi, occorre sapere dove intervenire, con quali soluzioni e a beneficio di quali bisogni.

Vienna e Borås: due casi studio sull’accessibilità

Il confronto europeo offre esempi luminosi. A Vienna, vincitrice dell’Access City Award 2025, tutte le stazioni della metropolitana e oltre il 95% delle fermate di autobus e tram risultavano accessibili secondo la Commissione europea. Un sistema che integra mezzi a pianale ribassato, percorsi tattili e dispositivi di emergenza multisensoriali. Borås, in Svezia, ha ricevuto nello stesso premio una menzione per l’impegno continuativo a superare gli standard nazionali nell’accessibilità di trasporti e ambiente costruito. Sono esperienze selezionate, non una fotografia dell’intera Europa. Mostrano però cosa produce una politica mantenuta nel tempo. Il confronto riguarda il metodo, collegare pianificazione, interventi e fruibilità effettiva.

Accessibilità, FIABA lancia i “Mini PEBA”

Per i territori più piccoli, FIABA propone di procedere attraverso i “Mini PEBA”. «Prendiamo aree specifiche, mappiamole e calcoliamo l’investimento – spiega Maiandi – L’amministrazione può affrontare la mappatura e la messa a norma con un percorso economicamente sostenibile. Servono metodo e ricerca delle risorse». L’obiettivo è dare alla ricognizione uno sbocco operativo, senza lasciare che il piano diventi un documento da riporre nel cassetto. A supporto di questo percorso, FIABA ha lanciato, inoltre, PEBA APP. Lo strumento si inserisce nel lavoro di mappatura delle barriere, per dare alle amministrazioni una base tecnica da cui programmare gli interventi.

C’è poi l’idea che l’accessibilità coincida con una sola condizione. «Quando parliamo con un soggetto pubblico o privato chiediamo subito di cancellare il pittogramma della persona in carrozzina». Una provocazione per allargare lo sguardo: «Quella visione è riduttiva. Ci sono le persone anziane, le disabilità sensoriali. Abbiamo mai immaginato un ambiente sicuro per queste persone?».

Dalle città al mare, e ritorno

La domanda riguarda anche i litorali, sui quali FIABA collabora con Federbalneari Italia e il Consiglio Nazionale Geometri. «Lavoriamo a processi progettuali per ambienti veramente accessibili a tutti, dai genitori con passeggini alle persone con disabilità motorie». E non dimentica le abitazioni: «Abbiamo un patrimonio immobiliare vetusto. Dobbiamo farci delle domande sulla mobilità verticale».

La qualità di una città si riconosce anche da quanta assistenza obbliga a chiedere per compiere gesti ordinari. Per questo Maiandi insiste sulla formazione dei futuri progettisti, attraverso il concorso promosso con il Consiglio Nazionale Geometri, giunto nel 2026 alla quattordicesima edizione. L’obiettivo è «una città di tutti», conclude. Il lavoro comincia dall’essere «senza ostacoli nella mente».

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