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Dal caso delle Azzorre al turismo stellare in Namibia, tra governance territoriale, partecipazione e nuovi desideri di autenticità: gli ingredienti di una destinazione sostenibile
Nel tempo della sovraesposizione turistica e dell’erosione dell’identità territoriale, emergono nuove destinazioni. Più che luoghi inediti, modelli virtuosi di equilibrio, laboratori di coesistenza fra impresa, ambiente e comunità.
A dirlo sono i numeri e le analisi di organismi internazionali come l’UNEP, che nelle Guidelines for Sustainable Tourism in Protected Areas identifica gli elementi fondativi di una destinazione sostenibile: gestione partecipata, governance multilivello, indicatori trasparenti, e soprattutto, un’economia turistica integrata con i bisogni locali.
Destinazioni emergenti, le Azzorre: laboratorio di gestione collaborativa
Un caso paradigmatico è l’arcipelago delle Azzorre, primo territorio al mondo ad aver ottenuto la certificazione EarthCheck Sustainable Destination. Dal 2019, le isole portoghesi hanno costruito un modello di governance ambientale fondato su una destination management organisation che integra cittadini, imprese, enti locali e università. Un laboratorio vivo: monitoraggio sistematico della biodiversità, limiti precisi agli arrivi nei parchi naturali, formazione locale e promozione di esperienze autentiche. Un turismo lento e profondamente radicato.
Baie de Somme: rigenerazione ecologica e sociale
Anche in Francia, la Baie de Somme – zona umida costiera nell’Alta Francia – si afferma tra le destinazioni “up-and-coming” in Europa per la sua capacità di coniugare conservazione ambientale e fruizione rispettosa. Istituzioni e cittadini hanno rigenerato un’area fragile promuovendo un turismo a basso impatto: mobilità ciclabile, osservazione della fauna migratoria, valorizzazione dell’artigianato locale.
Guardare in alto: l’astroturismo in Namibia
Una delle tendenze emergenti è il cosiddetto astroturismo: viaggi in aree remote dove la bassa luminosità consente l’osservazione delle stelle. È il caso della Namibia, che ha trasformato la sua scarsità infrastrutturale in un valore: agriturismi energeticamente autonomi, astronomi locali, protezione del cielo notturno come bene comune. Un esempio virtuoso di turismo rigenerativo, dove la fruizione paesaggistica non sottrae risorse ma le restituisce.
Gli ingredienti del turismo sostenibile
Che cosa accomuna le destinazioni virtuose? Più che la posizione geografica o il capitale paesaggistico, a fare la differenza è l’architettura istituzionale e narrativa. Fra i tratti comuni:
- governance multilivello: le buone pratiche si co-costruiscono con stakeholder locali;
- misurabilità dell’impatto: indicatori ESGESG ESG è l'acronimo di Environmental, Social, and Governance, che si traduce in italiano come Ambientale, Sociale e Governance. Questi tre componenti sono utilizzati per valutare l'impatto sostenibile e le pratiche etiche di un'azienda o di un'organizzazione. Ecco una spiegazione... Approfondisci chiari per valutare i risultati nel tempo;
- diversificazione dell’offerta: con iniziative volte alla formazione, alla cultura, al coinvolgimento attivo;
- educazione del visitatore: il turista è visto come cittadino temporaneo, chiamato al rispetto e alla responsabilità;
- natura come soggetto: non più uno sfondo da cartolina, ma l’ecosistema vivente da ascoltare, tutelare e abitare.
Nuove mete, ma anche nuove grammatiche del vivere il turismo: le destinazioni emergenti diventano modelli di un turismo che ascolta i territori e redistribuisce valore.