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L’ex ministro a SostenibileOggi: “Pesa il fatto che si candidano leader nazionali al Parlamento europeo, mentre altrove non accade”

I leader di partito nazionali che si candidano alle Europee, con la stampa che chiede conto solo di temi nazionali, che sono quelli che, secondo i sondaggi, maggiormente orientano il voto degli italiani l’8-9 giugno. Così l’ex ministro delle Infrastrutture del Governo Draghi e cofondatore e direttore scientifico di ASviS, Enrico Giovannini, inquadra per SostenibileOggi lo scenario sul voto in Italia, a una manciata di giorni dalle urne. 

Il Green Deal è solo uno dei temi su cui Ue è chiamata a prendere decisioni, si tratta di temi divisivi e lo si nota osservando i manifesti elettorali delle forze politiche europee. Ricordiamo che il gruppo Salvini-Le Pen non ha presentato un programma sul tema della sostenibilità e della transizione ecologica e sociale, mentre FdI e i conservatori hanno presentato un piano di appena quattro pagine, e gli altri documenti sono stati più dettagliati e ricchi”, ha sottolineato Giovannini, che ha poi spiegato la presenza di due scuole di pensiero in merito al Green Deal stesso: “Sappiamo che esiste una scuola di pensiero che spinge a rivederlo in profondità, accusando la controparte, nello specifico Ursula von der Leyen, di eccesso ideologico. Dall’altra parte invece si pensa che si debba proseguire, anzi rafforzare, la politica europea in senso ecologico, per rafforzare la competitività”. Insomma, c’è chi è pronto a fare altro debito per il sostegno alla transizione ecologica, sociale, digitale, mentre dal punto di vista dei conservatori c’è reticenza a un nuovo Next Generation EU..

Giovannini ha evidenziato anche che “la maggioranza di base del Parlamento Ue, tra liberali, popolari e cristiano-democratici, ha votato tutti i provvedimenti sul Green Deal fino a settembre 2023, poi è stato cambiato indirizzo per propaganda. Si ricordi”, ha proseguito l’ex ministro, “che le decisioni finali sono prese dai governi e i partiti di centro destra hanno vinto parecchie elezioni nell’ultimo periodo, determinando un cambiamento nella maggioranza del Consiglio Ue. Si è arrivati in alcuni casi, compresa l’Italia,  a una posizione che ha messo in crisi il modo in cui si fanno le leggi in Europa, dove esiste una specie di bicameralismo:  la Commissione propone, poi Parlamento e Consiglio devono trovare accordo che, una volta trovato porta un testo al Consiglio Ue, poi al Parlamento Ue, fino al timbro finale del Consiglio Ue. In precedenza erano previsti passaggi informali, però ci sono forze come Italia e Germania che con il loro voto hanno provocato la frenata di provvedimenti come la CSDD, la due diligence per le imprese e il provvedimento sulla riduzione dei pesticidi come la Nature Restoration Law”.

L’ex ministro ha notato che alcuni elementi sono totalmente assenti dal dibattito della campagna elettorale verso le Europee: “Il Parlamento Ue a dicembre ha votato proposte per la modifica del funzionamento della governance europea, con riduzione del diritto di veto di alcuni Paesi su alcuni temi oppure proponendo di estendere la potestà legislativa al Parlamento Ue, oppure il processo di rafforzamento della Commissione Ue: sono progetti per un’Europa federale, sarebbe importante sapere cosa pensano le forze politiche sul tema, ma non se ne parla”, ha chiosato Giovannini, che ha posto l’accento su un elemento dirimente sullo svolgimento della campagna elettorale in corso: “Secondo un sondaggio Swg, i cittadini determinano il loro voto sulla base di alcuni temi: al primo posto c’è la sanità che non è di competenza europea, poi ci sono potere d’acquisto e stipendi, poi gli scenari internazionali. La sostenibilità e il Green Deal è importante solo per il 12%, si è in presenza di un un buco cognitivo. Siamo all’ennesima campagna elettorale dominata da dinamiche nazionali e pesa il fatto che si candidano leader nazionali al Parlamento europeo, mentre altrove non accade, ma anche al fatto che la stampa fa domande non sul futuro dell’Ue, ma sulle questioni nazionali”.

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