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Fra le prime aziende italiane a più rapida crescita, Coding ha costruito in oltre quarant’anni “la capacità di stare dentro progetti complessi”. L’intervista al General Project Manager Luca Nardoni: “Quando immaginiamo un’infrastruttura, il primo filtro è il rispetto per il contesto in cui si inserisce”
Partiamo dai numeri. Secondo studi recenti, Coding General Engineering and Planning è oggi 11ª su 50 tra le aziende italiane a più rapida crescita negli ultimi cinque anni. Un risultato che si innesta su una storia iniziata più di quarant’anni fa, oggi tradotta in oltre 50 progetti attivi, più di 25 cantieri aperti contemporaneamente e un team di circa 60 professionisti.
Per Luca Nardoni, ingegnere e uno dei General Project Manager dell’azienda, il dato non è autosufficiente.“La crescita è sicuramente legata ai contratti”, afferma. Poi restringe il campo: “La questione vera è come quei contratti vengono conquistati e, soprattutto, mantenuti”. La struttura e il metodo dell’azienda raccontano un’espansione maturata nel tempo. “Parliamo di un percorso lungo”, precisa Nardoni. “Coding è una realtà storica nel campo delle grandi opere. In questi decenni abbiamo costruito competenze, affidabilità, capacità di gestire progetti complessi”. Un lavoro paziente che ha permesso all’azienda di accedere a gare sempre più rilevanti, fino all’iscrizione “illimitata” alle gare RFI.
Il punto centrale, però, resta costante:“La crescita è sostenuta dalle persone”. Persone che hanno attraversato fasi impegnative e progetti complessi, sfidando il tempo, per non perdere puntualità, e sfidando lo status quo, per generare innovazione. “Investire su chi entra in Coding è ciò che ci consente di restare tra i player principali del settore e di guardare avanti. L’obiettivo è continuare a crescere, migliorando qualità progettuale ed efficienza dei processi”.
Ecco di seguito il video dell’intervista:
Il rispetto come criterio progettuale: l’intervista a Luca Nardoni
Nardoni ricopre questo ruolo da molto tempo e da diciassette anni lavora in Coding. Un arco temporale sufficiente per osservare un cambiamento profondo. “Oggi la sostenibilità è entrata stabilmente nel linguaggio del settore. Il nuovo Codice degli Appalti ha contribuito a rendere il tema strutturale”. Il rispetto diventa la soglia attraverso cui passa ogni decisione progettuale.“Quando immaginiamo un’infrastruttura, il primo filtro è il rispetto per il contesto in cui si inserisce”. Una postura progettuale che riguarda suolo, paesaggio, comunità. “L’obiettivo è intervenire con trasparenza ambientale, limitando le alterazioni non necessarie”.
Il quadro normativo, secondo Nardoni, fornisce indicazioni utili. “Le certificazioni ambientali stanno diventando uno standard di riferimento”. Coding è stata tra le prime realtà italiane ad applicare il protocollo ENVISION a un’infrastruttura ferroviaria: la Stazione di Porta Romana a Milano, di cui si sono conclusi i lavori il 14 dicembre 2025 con la riapertura al pubblico. ENVISION, pensato specificamente per le infrastrutture, implica controlli continui.“Parliamo di ispezioni costanti in cantiere e di standard ambientali molto elevati”, in cui rientrano efficienza, uso di materiali ed energia, impatto sociale e tutela degli ecosistemi.
Resta però un nodo aperto: “Sarebbe auspicabile che il Codice degli Appalti rendesse obbligatorie le certificazioni ambientali”. Una scelta che consentirebbe di prevedere fin dall’origine le risorse economiche necessarie per gestire correttamente gli aspetti ambientali.
L’alfabeto di un’infrastruttura sostenibile e innovativa
Quando si parla di sostenibilità, la prima associazione riguarda i materiali. “È un punto di partenza – osserva Nardoni – ma la sostenibilità riguarda l’intero ciclo di vita dell’opera”. Insomma, conta come viene costruita. Ma conta soprattutto come viene utilizzata nel tempo.“Un’infrastruttura sostenibile deve funzionare bene nella quotidianità, non solo nella fase di realizzazione”.
E l’innovazione? A Milano Porta Romana, due piazze coperte saranno realizzate con cuscini in ETFE, una soluzione che Coding ha portato per la prima volta nel mondo delle stazioni italiane, che “garantisce trasparenza e comfort bioclimatico, poiché l’aria contenuta nei cuscini riduce la trasmissione diretta del calore”.
Un altro fronte riguarda la gestione delle acque meteoriche. Nel cantiere della Stazione di Potenza Superiore, Coding ha introdotto una pavimentazione drenante per piazze, percorsi e parcheggi:“Consente di evitare le tradizionali vasche di laminazione in cemento armato, con scavi invasivi e forti interferenze con i sottoservizi”.
La tecnologia – un brevetto nato nel Nord Europa – permette all’acqua piovana di infiltrarsi nel terreno, alleggerendo la rete fognaria e contribuendo alla ricarica delle falde. “Con le condizioni climatiche attuali, impermeabilizzare grandi superfici urbane è sempre meno razionale”, è il commento. Un progetto pilota sviluppato da Coding è operativo da oltre un anno e mezzo nel Parcheggio Metropark della Stazione di San Benedetto del Tronto, con risultati entusiasmanti che ne fanno “una soluzione destinata a diffondersi”.
Competenze, genere e formazione: un quadro realistico
Nel perimetro delle scienze dure, come l’ingegneria e l’architettura, il tema delle competenze si intreccia immancabilmente con quello della parità di genere. “Non abbiamo una politica di genere vera e propria. La reputo inutile se diventa una disciplina formale”, afferma Nardoni, rivendicando un approccio fondato esclusivamente sulle attitudini professionali. “Negli anni – racconta – mi sono accorto che la componente femminile è diventata preponderante semplicemente perché, tra le persone incontrate, molte delle più qualificate fossero donne”.
“Una nota dolente” è il rapporto tra università e mondo del lavoro. Secondo il General Manager, molti giovani progettisti danno enorme valore al design, “senza chiedersi come quel design possa diventare cantierabile”. Non è un limite insuperabile, chiarisce, ma un problema di consapevolezza: “Serve capire cosa si è imparato e cosa manca per entrare davvero nel mondo della progettazione”.
Acqua e luce: le leve del futuro
In conclusione, Nardoni individua due ambiti destinati a diventare centrali nel progetto infrastrutturale dei prossimi anni: la gestione delle acque e l’impiego intelligente della luce naturale. Temi ancora marginali nel dibattito tecnico italiano, ma con un impatto diretto sulla qualità degli spazi, sulla resilienza urbana e sul benessere di chi vive e lavora nelle infrastrutture.
Nel nuovo Posto Centrale di Napoli, edificio RFI operativo h24 per la gestione della circolazione ferroviaria del Centro-Sud, Coding ha già scelto di muoversi in questa direzione, sviluppando uno studio specifico sulla luce naturale in collaborazione con l’Università dell’Aquila. Una progettazione più attenta a questi elementi, osserva Nardoni, riduce la dipendenza da soluzioni energivore e apre scenari più maturi per l’ingegneria del futuro. Infrastrutture pensate per durare, adattarsi e restituire valore ai territori che attraversano.
In un settore che misura tutto in volumi, tempi e costi, la sostenibilità si traduce dunque in una costante sottile ma decisiva: il rispetto. Per i luoghi, per le persone, per ciò che rimane quando il cantiere si chiude.