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La neutralità carbonica entro il 2050: è questo l’obiettivo che si è data Eni, delineando un percorso virtuoso che passa attraverso un processo di trasformazione industriale. Un obiettivo che coinvolge l’intera azienda e prevede una serie di obiettivi intermedi: il primo di questi è l’azzeramento delle emissioni nette note come Scope 1 e 2 del business Upstream entro il 2030. Per Scope 1 si intendono le emissioni nette determinate dagli impianti produttivi di Eni, per Scope 2 si fa riferimento alle emissioni indirette di gas a effetto serra derivanti dall’energia acquistata o acquisita, come l’elettricità, il vapore, il calore o il raffreddamento, generati fuori sede e consumati dall’azienda. Il secondo obiettivo intermedio è quello di azzerare le emissioni di tutte le altre linee di business entro il 2035; l’ultimo obiettivo, infine, riguarda l’eliminazione in toto delle emissioni GHG Scope 1, 2 e delle emissioni Scope 3, generate da operazioni di business da fonti che non sono direttamente possedute o controllate da un’organizzazione. 

Gli investimenti per il prossimo futuro

Nei piani di Eni, nel periodo 2024-2027 sarà investito il 30% delle risorse in attività low e zero carbon, mentre la quota di spesa dedicata al settore oil & gas – sarà ridotta nel medio-lungo termine, con la graduale eliminazione degli investimenti in attività o prodotti ad alta intensità carbonica. Insomma, molto si farà in termini di decarbonizzazione, ma altrettanto è già stato realizzato: attraverso importanti investimenti mirati in ricerca e sviluppo, Eni ha ridotto rispetto al 2018 del 40% le emissioni nette Scope 1 e 2 del settore Upstream e del 30% quelle dell’intero Gruppo. Senza dimenticare, inoltre, il rilevante impegno sostenuto per la riduzione delle emissioni di metano, in calo del 20% per il business Upstream rispetto all’anno precedente, che ha permesso ad Eni di ottenere il riconoscimento di “Gold Standard” nel quadro del programma Oil & Gas Methane Partnership 2.0 promosso dallo United Nations Environment Programme (UNEP).

La neutralità tecnologica

Nel processo verso la decarbonizzazione è necessario un focus anche sulla neutralità tecnologica, ossia il principio secondo cui la transizione energetica è realizzabile non attraverso un’unica soluzione, bensì attraverso un approccio flessibile alle tecnologie disponibili, servendosi del mix di diverse in base alla loro maturità ed efficacia nella riduzione delle emissioni. L’approccio di Eni favorisce l’utilizzo di tutte le opzioni in modo complementare: le energie rinnovabili, l’elettrificazione degli usi finali e l’efficienza energetica svolgono al meglio il loro ruolo nella transizione energetica quando abbinate ad altre misure di mitigazione.

Lo sviluppo dei biocarburanti avanzati

I biocarburanti di Eni sono ottenuti prevalentemente da materie prime di scarto, come olii alimentari esausti, grassi animali, residui dell’industria agroalimentare e da una parte residuale di olii vegetali. La lavorazione del materiale avviene grazie a Ecofining, una tecnologia sviluppata con la multinazionale americana Honeywell-UOP all’interno delle bioraffinerie Eni di Gela e Venezia Porto Marghera, che permette di trattare diversi tipi di cariche, grassi animali e oli di origine vegetale provenienti da scarti dell’industria agro-alimentare e oli da cucina usati. Sono ottenuti da materie prime rinnovabili (ai sensi della RED II) e possono offrire un contributo immediato alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra; dalle auto ai camion, dalle navi agli aerei e ai treni. Nelle stazioni di servizio Enilive è disponibile HVOlution, biocarburante al 100% di HVO.

Chimica sostenibile: il progetto Versalis Revive®

L’economia circolare, che viene applicata a più linee produttive così da ottenere materiali riciclati, è un altro tassello chiave nella trasformazione in ottica zero carbon di Eni. Dalle bioplastiche e i prodotti biodegradabili e compostabili, al riciclo dei polimeri e delle gomme, all’uso di imballaggi industriali ottenuti da materie prime riciclate e la diversificazione delle materie prime: sono questi gli elementi che portano allo sviluppo della chimica sostenibile. Eni ha infatti realizzato la linea Versalis Revive®, una gamma di prodotti a diversa base polimerica – come polietilene, elastomeri e stirenici – caratterizzati dalla presenza di una quantità variabile di materiale proveniente da riciclo. Versalis Revive® raccoglie una delle sfide tecnologiche più difficili e virtuose dell’economia circolare, ovvero estendere il numero delle applicazioni e ampliare l’utilizzo della plastica da post-consumo urbano e/o da filiera commercio e industria, reimmettendola nei cicli produttivi. L’impiego di specifici polimeri e additivi in compound argina l’eterogeneità tipica della plastica da post-consumo urbano e permette di creare un materiale termoplastico con proprietà meccaniche ottimali.

Anidride carbonica come materia prima

L’anidride carbonica è diventata un asset rilevante per la transizione energetica, come certificato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, l’International Panel on Climate Change (IPCC), International Renewable Energy Agency (IRENA). Cattura, trasporto, stoccaggio e utilizzo della CO₂ (Carbon Capture Utilization and Storage, CCUS), consentono di trattenere le emissioni di anidride carbonica direttamente dagli impianti industriali ed è una delle soluzioni offerte al mercato per la decarbonizzazione dei settori noti come “hard to abate”, ossia tutti quelli che al momento non dispongono di soluzioni tecnologiche efficaci per l’abbattimento delle emissioni. Si pensi a comparti industriali come quello siderurgico, meccanico, i cementifici, che come effetto presentano anche un elevato dispendio di energia nella fase di produzione. L’approccio di Eni alla CCS prevede anche il monitoraggio prima, durante e dopo l’iniezione dell’anidride carbonica nel giacimento. A tal proposito Eni in joint venture con Snam, ha avviato le attività di iniezione della CO₂ in giacimento per la fase 1 del progetto Ravenna CCS: quello romagnolo è il primo progetto per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio permanente della CO₂ in Italia, con l’obiettivo di raggiungere la decarbonizzazione dei settori industriali.

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