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Il disegno di legge Naturale intende autorizzare, in via sperimentale, l’uso controllato in ambiente di organismi prodotti con editing genetico a fini scientifici, ambientali o di resilienza agricola
Monitorare le proposte di legge sulla sostenibilità significa tenere traccia di come il cambiamento si traduce – o fatica a tradursi – in strumenti istituzionali. In questa rubrica, dal nostro personale osservatorio legislativo, seguiamo passo dopo passo le iniziative legislative italiane che, nelle intenzioni, nei progetti o nei dispositivi paventati, contribuiscono a tracciare il perimetro normativo della sostenibilità ambientale e sociale.
In ogni uscita di questa rubrica ci concentriamo su un’iniziativa attualmente in discussione. Questa volta analizziamo una proposta che intende autorizzare, in via sperimentale, l’uso controllato in ambiente di organismi prodotti con editing genetico (mutagenesi sito-diretta o cisgenesi) a fini scientifici, ambientali o di resilienza agricola.
Osservatorio legislativo, la proposta Naturale
Il disegno di legge S.695, presentato dalla senatrice Gisella Naturale (M5S), apre un varco nel dibattito nazionale sull’uso controllato delle nuove tecniche genomiche (NGT) in agricoltura. Rappresenta uno dei primi tentativo parlamentare italiano di normare la sperimentazione in ambiente aperto di organismi vegetali ottenuti tramite tecniche come la mutagenesi sito-diretta e la cisgenesi, due metodologie di editing genetico ritenute “di frontiera” rispetto agli OGM tradizionali.
Il ddl non autorizza l’immissione in commercio, ma solo test sperimentali a fini scientifici, ambientali o di resilienza agricola, secondo procedure definite e sottoposte ad autorizzazioni pubbliche, assicurazioni obbligatorie e criteri di trasparenza.
Il contenuto del ddl S.695: sperimentazione, garanzie e trasparenza
Il testo prevede che:
- le attività sperimentali siano notificate al Ministero dell’Ambiente e dell’Agricoltura, e soggette ad autorizzazione preventiva;
- i soggetti autorizzati abbiano una copertura assicurativa obbligatoria per danni ambientali o economici;
- vengano istituiti obblighi di pubblicità,trasparenza e reportistica annuale accessibile ai cittadini;
- sia creato un Fondo nazionale per le biotecnologie verdi, con dotazione annuale di 10 milioni di euro;
- l’uso delle NGT sia riservato a scopi non commerciali, con obiettivi ambientali, di adattamento climatico o scientifici.
Cosa sono le NGT e perché sono in discussione in Europa
Le New Genomic Techniques (NGT) sono tecnologie di miglioramento genetico di nuova generazione, sviluppate dopo il 2001, che permettono di intervenire in modo mirato sul DNA delle piante senza introdurre geni esterni, distinguendosi così dagli OGM transgenici.
Secondo l’EFSA (2021), molte di queste tecniche presentano rischi comparabili o inferiori a quelli delle mutazioni naturali o indotte. Nel 2023, la Commissione Europea ha proposto una riforma della direttiva OGM, introducendo una distinzione tra NGT-1 (piante simili a quelle naturali, da regolamentare in modo semplificato) e NGT-2 (modifiche più complesse, soggette a controlli più severi). In questo contesto, il ddl S.695 si colloca come iniziativa nazionale che anticipa la normativa europea senza violarla, prevedendo sperimentazioni in ambiente aperto ma non la commercializzazione, in linea con in linea con la Direttiva (UE) 2015/412 che consente agli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di OGM sul proprio territorio.
L’Italia, da sempre prudente sugli OGM, si trova oggi di fronte alla necessità di bilanciare precauzione, innovazione e sostenibilità agricola, in un quadro normativo europeo ancora in evoluzione.
Osservatorio legislativo, una proposta di legge tra precauzione e apertura regolata
Il disegno di legge S.695 rappresenta un raro tentativo di conciliare innovazione biotecnologica e responsabilità ambientale, introducendo un impianto normativo che include trasparenza, assicurazione, sperimentazione limitata e finalità non commerciali.
Se approvato, il ddl potrebbe: consentire al sistema scientifico italiano di recuperare terreno rispetto ad altri Paesi europei già attivi in campo aperto (es. Spagna, Svezia, Paesi Bassi); fornire dati utili per valutare l’efficacia agronomica e ambientale delle NGT in condizioni reali; rafforzare il legame tra ricerca pubblica, innovazione genetica e obiettivi ambientali (es. adattamento climatico, riduzione input chimici); riattivare però conflitti ideologici e territoriali già vissuti nel decennio precedente con il dibattito sugli OGM.
In attesa della riforma europea sul tema, il Parlamento italiano è chiamato a valutare se e come aprire un nuovo ciclo regolativo, in cui le biotecnologie possano contribuire alla sostenibilità agricola senza eludere il principio di precauzione, né escludere il confronto con la società civile.