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Quasi conclusa la riqualificazione della palestra e del campo della casa circondariale romana. Il presidente di ASI Barbaro: «Un presidio da mantenere vivo e un modello replicabile»
Estrarre dalle geometrie della detenzione spazi di socialità, ricucendo dentro il carcere possibilità di relazione e partecipazione: è il senso della riqualificazione avviata il 15 ottobre nel reparto G8 della Casa circondariale “Raffaele Cinotti” di Rebibbia, dove circa 200mila euro restituiranno funzionalità e sicurezza alla palestra e al campo sportivo.
Il progetto mette in relazione due principi costituzionali: il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dello sport, riconosciuto dall’articolo 33, e la finalità rieducativa della pena prevista dall’articolo 27. Il claim scelto dai promotori, «L’Articolo 33 della Costituzione è per tutti», ne esplicita l’obiettivo.
Rebibbia, gli spazi per lo sport e il calendario
La prima fase ha già portato nel reparto 80 macchine per il fitness, donate da Matrix Italia insieme ad altre attrezzature. I lavori interessano ora la palestra interna, di circa 145 metri quadrati, con interventi su pavimentazione, quadro elettrico, copertura e illuminazione. Seguirà il campo esterno, di quasi 2mila metri quadrati: la sostituzione del manto sintetico consentirà di praticare calcio a sette e pallavolo, mentre saranno installate ulteriori protezioni per la sicurezza. Il cronoprogramma indica novembre per il completamento della palestra, dicembre per l’avvio del cantiere esterno e gennaio 2027 per la conclusione dei lavori e l’inaugurazione.
L’iniziativa è sostenuta da una raccolta fondi che coinvolge istituzioni, organismi sportivi e imprese. Alla presentazione di giovedì mattina nella stessa casa circondariale, hanno relazionato il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, il presidente di ICSC Beniamino Quintieri, il capo staff ufficio di presidenza FIGC Luca Bergamini, il presidente di ACSI Antonino Viti, il presidente di ASI Claudio Barbaro, il presidente di ENDAS Paolo Serapiglia e il presidente di OPES Juri Morico. Presenti anche Rosella Santoro, direttrice della Direzione generale per la gestione dei Beni, dei Servizi e degli Interventi in materia di Edilizia penitenziaria, e Giacinto Siciliano, Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Lazio-Abruzzo-Molise. A fare gli onori di casa Teresa Mascolo, direttrice dell’istituto. Fra i partecipanti, anche il responsabile nazionale di ASI Cultura Michele Cioffi.
La continuità come misura dell’impatto
«Crediamo nello sport come veicolo educativo», sottolinea il presidente di ASI Claudio Barbaro, richiamando il problema della sedentarietà negli istituti penitenziari e il lavoro necessario per mettere insieme amministrazione pubblica, istituzioni sportive e soggetti privati. La questione decisiva riguarda ciò che accadrà a lavori conclusi. «Non un punto di arrivo, ma di partenza», osserva Barbaro. Secondo il presidente, il progetto deve diventare un «presidio sportivo che deve essere mantenuto vivo» e un modello da estendere ad altri istituti.
Interpellato da SostenibileOggi sulle risorse e sull’impegno di ASI, il presidente spiega che l’associazione ha destinato una parte del proprio bilancio all’iniziativa, assumendo un ruolo di raccordo e un impegno operativo. Per ampliare l’esperienza, precisa, servirà il concorso delle istituzioni e della finanza pubblica.
Il cantiere avrà una data di conclusione, la responsabilità educativa richiederà un impegno più lungo. Manutenzione, risorse e accesso regolare alle attività diranno se quegli spazi saranno diventati parte della vita dell’istituto. È in questa continuità che il principio costituzionale della rieducazione può prendere corpo.