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SostenibileOggi intervista Enrico Giovannini, ex Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili nel governo Draghi e Direttore scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS)

Disuguaglianze culturali e sociali nei prossimi cinque anni, l’avvento di Trump con i colossi industriali americani che rivedono il loro impegno ESG, l’applicazione della direttiva CSRD in Italia e nell’Ue e il ruolo del report di sostenibilità. Ne ha parlato a SostenibileOggi l’ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del governo Draghi, Enrico Giovannini, cofondatore e Direttore scientifico dell’associazione ASviS.

2025-2030, un quinquennio di disuguaglianze sociali e culturali.

Il motto dell’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile è che nessuno sia lasciato indietro, la disuguaglianza è fortemente legata alla sostenibilità, sostenibile è soddisfare i bisogni della generazione attuale senza pregiudicare il fatto che quelle successive possano fare altrettanto. Nella prima newsletter ASviS ho fatto riferimento alla ricerca del Pew Research Center condotta su 36 Paesi: più della metà della popolazione ritiene che la disuguaglianza tra ricchi e poveri sia un gravissimo problema. Ed è un problema per il 30%, quindi la disuguaglianza è un problema o un problema grave complessivamente per l’85% degli interpellati, inoltre il 60% ritiene che i ricchi abbiano un’influenza eccessiva sulla politica. Questo è un tema molto attuale, con il ruolo di Elon Musk a livello internazionale. In più il 57% ritiene che i figli saranno in condizioni economiche peggiori di quelle dei genitori, in Italia l’88% ritiene che la diseguaglianza sia trasmessa da generazione ad altra.

Come si muovono i Paesi leader sul tema?

Le disuguaglianze sono in aumento un po’ ovunque, anche nei Paesi scandinavi dove storicamente sono molto basse e questo perché la struttura economica produce disuguaglianza, il reddito si concentra sempre più tra i più ricchi prima dell’intervento dello Stato che redistribuisce, figurarsi nei Paesi come l’Italia dove le politiche di redistribuzione non funzionano, pensiamo all’abolizione del reddito di cittadinanza o per il livello bassissimo delle imposte sulle successioni con l’Italia che è quasi un paradiso fiscale. 

Con l’avvento Trump ci sono colossi industriali americani che fanno passi indietro su D&I e su politiche ambientali. Europa non rischia, con approvazione delle direttive, resti da sola?

La rendicontazione di sostenibilità europea è stata recentemente imposta dalla Cina alle aziende quotate nel Paese orientale, se quindi si vuol esportare in Ue si devono rispettare le regole Ue, è un qualcosa che riequilibra la sostenibilità competitiva delle imprese Ue con quelle di altri Paesi. È vero che negli Usa durante la prima presidenza di Donald Trump si ebbe un record di chiusura delle centrali a carbone, nonostante andasse contro quanto diceva lo stesso Trump, perché era il mercato ad andare in quella direzione. Anche ora continueranno gli investimenti sulle rinnovabili, ci saranno meno fondi di quelli messi da Joe Biden su transizione energetica. In generale, si iniziano a vedere i primi frutti di Paesi che se vogliono vendere prodotti in Ue devono sottostare alle regole, sarebbe un grave errore tornare indietro solo perché gli Usa hanno intrapreso questa direzione.

CSRD: l’Italia si sta adeguando? O ci sono difficoltà?

Ci sono difficoltà ma senza esagerare. Analisi Istat, Unioncamere: le imprese che scelgono sostenibilità ambientale e transizione ecologica insieme aumentano in competitività, produttività, profitti e occupazione. Il governo Meloni ha recepito la direttiva CSRD nella pienezza delle indicazioni Ue, le imprese si stanno adeguando, ci sono ostacoli sui costi e sul reperimento dei dati, ma mi sono stufato di sentire osservatori che parlano senza citare un solo dato su questi aspetti, tutti i dati a disposizione dicono che è un vantaggio, non un costo, stop al terrorismo in questo senso. 

Come si comunica la sostenibilità? Il report è valorizzato?

Tema dibattuto e complesso: i consumatori sono molto cauti. Una delle direttive approvate in Ue è contro il greenwashing, praticato non solo in Italia e in Europa ma anche in America, dove molte aziende hanno messo la sordina dopo essere state prese con le mani nella marmellata. I consumatori sono sempre più attenti al tema ma sono vincolati ai bassi redditi, questo elemento impedisce a una buona fetta di scegliere prodotti che costano di più perché vincolati al bilancio familiare.

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