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SostenibileOggi intervista Luigi Di Gregorio, Professore di Comunicazione Pubblica e Politica presso l’Università della Tuscia

Il rapporto tra comunicazione e sostenibilità che non decolla perché “non spaventa abbastanza” che dovrebbe essere resa in qualcosa di semplice, immediato e urgente. Inoltre, la sostenibilità che non è percepita come un’emergenza attuale e la percezione del cambiamento climatico come un qualcosa che non ci riguarda e poi l’impegno diseguale sulla sostenibilità, con l’Europa fortemente impegnata, assai più di Cina e India. Questi sono alcuni dei temi affrontati durante la video intervista con Luigi Di Gregorio, professore aggregato di Scienza Politica presso l’Università della Tuscia di Viterbo, che ha anche analizzato l’impatto di Donald Trump alla Casa Bianca e sulle aziende che tornano indietro sui programmi su diversità, equità, uguaglianza

Di seguito un estratto dell’intervista:

SostenibileOggi sta trattando molto il tema relativo al rapporto tra la comunicazione e la sostenibilità. Secondo Lei perché questo rapporto non decolla?

Da comunicatore la prima ragione che mi viene in mente è che questa comunicazione non spaventa abbastanza. La paura è l’emozione che più facilmente mobilita all’azione e quindi ci convince a fare qualcosa. Sulla comunicazione della sostenibilità il problema è che non è percepita come un’emergenza attuale, nella nostra epoca di “presentismo”. Un altro problema sta nella cosiddetta euristica della disponibilità, ovvero la tendenza a generalizzare l’esperienza personale. Quindi se a casa mia nevica non ho l’impressione che ci sia il cambiamento climatico globale.

Con la nuova elezione di Trump, le grandi aziende private stanno facendo una retromarcia sulla sostenibilità. Le aziende pubbliche come possono passare il messaggio che la sostenibilità è un’esigenza reale e concreta?

Il bilancio di sostenibilità è ottimo per questo, però non è rivolto a tutti, non arriva alle masse. In termini di comunicazione di massa io lavorerei su un messaggio emotivo. Trasformare una cosa complessa in una cosa semplice, immediata, urgente, attraverso ad esempio metafore, attraverso un linguaggio che si possa far comprendere e che scateni una reazione, quindi utilizzare emozioni forti, come la paura, appunto. Non è facile applicarlo, questo è solo il lato teorico. E poi conta il contesto: se lo facciamo noi, ma non lo fanno altri Paesi che sono più “trainanti di noi”, il nostro sforzo vale meno e questo non aiuta.

Parlando di D&I, McDonald’s per esempio ha eliminato come altre aziende i programmi di Diversità e Inclusione. Non c’è un rischio per la reputazione delle aziende?

Assolutamente, una volta le aziende non si preoccupavano di questi temi. Negli ultimi anni le aziende fanno brand activism, attivismo di brand, quindi le aziende hanno iniziato a preoccuparsi e a schierarsi. Con Trump si sta ribaltando di nuovo la situazione, con quello che hanno fatto Bezos, Zuckerberg e altri. Ci potrebbe però essere un effetto rebound, quindi vedremo cosa succederà e quali saranno le reazioni.

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