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Il direttore centrale delle Risorse umane dell’Istituto italiano: “Tecnologia, organizzazione e cultura degli obiettivi hanno reso possibile la transizione”
Quando nel marzo 2020 il Paese si è fermato, l’INPS non si è fermato. In cinque giorni l’Istituto era operativo con quasi tutto il personale da remoto. “Ricordo che fosse lunedì pomeriggio quando uscì il decreto che avrebbe imposto la quarantena. Il venerdì eravamo già pienamente funzionanti. Qualcuno ha parlato di fortuna. Ma la fortuna non esiste. Esiste la capacità di prevedere i cambiamenti”. Inizia così il racconto di Giuseppe Conte, direttore centrale delle Risorse umane dell’INPS, in una densa videointervista ai microfoni di SostenibileOggi su smart working, competenze e futuro del lavoro.
La capacità, nel caso dell’Istituto, aveva radici profonde. Già nel 2015, aveva strutturato un piano di telelavoro con infrastruttura informatica adeguata. Nel 2019 era partita una sperimentazione di smart working in senso pieno: lavoro senza vincoli di luogo e tempo, ma con obiettivi chiari. “Avevamo già testato programmi, VPN, distribuito portatili, rivisto assetti organizzativi. Non è stato un salto nel vuoto. Quando è arrivata la pandemia sapevamo cosa fare”.
La videointervista a Giuseppe Conte (INPS)
Oggi l’INPS conta oltre 25mila dipendenti ed è uno degli snodi più sensibili del sistema Paese. Pensioni, ammortizzatori sociali, welfare, sostegno alle imprese: durante il Covid l’Italia ha vissuto uno tsunami senza precedenti, ma “avevamo già costruito la cassetta degli attrezzi, con adeguate tecnologie, rivisitazione dell’organizzazione e telematizzazione di tutti i processi”. Per Conte, però, la vera trasformazione non è stata tecnologica:“Lavorare per obiettivi è diventata cultura in INPS. Questo è stato il passaggio decisivo”.
Inoltre, negli anni Dieci e Venti l’Istituto si è trovato davanti a una sfida demografica: l’età media in crescita in un’organizzazione con una forte vocazione all’innovazione. “Abbiamo deciso di intervenire con concorsi mirati per mantenere l’età media attorno ai 50 anni – precisa – Oggi la maggior parte del personale ha tra i 42 e i 62 anni, con una fascia significativa tra i 32 e i 41”. L’esperienza dei senior e l’energia dei più giovani vengono integrate attraverso programmi costanti di change management e reverse mentoring. “Sfruttiamo il capitale di esperienza dei più senior e promuoviamo il cambiamento con i più giovani. Ad esempio, il progetto ‘All Day Young’ mette in dialogo generazioni diverse per riflettere sui valori dell’Istituto”.
Il tema delle competenze, sottolinea Conte, è diventato il vero mantra. “Non cerchiamo numeri. Non mille dipendenti. Cerchiamo, ad esempio, cinquecento esperti di intelligenza artificiale. Credo ostinatamente che le persone non sono ingranaggi di una catena di montaggio fordista. Dobbiamo sapere quali competenze ci servono, quali non abbiamo, come svilupparle”. E accanto alle competenze tecniche, alcune qualità restano non negoziabili. “Integrità come prerequisito. Disponibilità a imparare per tutta la vita lavorativa. Umiltà nel disimparare ciò che non serve più. E anche un certo spirito di servizio. Chi lavora in INPS serve la collettività”.
Modernizzare senza perdere l’umanità, innovare senza rompere la coesione, integrare sostenibilità organizzativa e missione pubblica: è questa la traiettoria che l’INPS sta consolidando.