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855 siti Unesco in pericolo: tra siccità e alluvioni, l’acqua minaccia la conservazione del patrimonio e le comunità che vi ruotano intorno
Assenza o eccesso: è l’acqua a mettere sotto assedio il patrimonio dell’umanità. Dal Taj Mahal a Yellowstone, i siti Unesco – naturali e culturali – affrontano oggi una crisi idrica senza precedenti. È quanto emerge dal nuovo studio congiunto di Unesco e World Resources Institute, che evidenzia come circa il 73% dei siti Unesco non marini sia esposto a forme di stress idrico: carenza d’acqua, inondazioni, o entrambe in alternanza.
Secondo il rapporto, la portata della minaccia riguarda non solo la conservazione fisica dei luoghi, ma anche le comunità che li abitano, li visitano, o li considerano parte della propria identità collettiva.
Crisi idrica, tutti i numeri dello studio Unesco
Pubblicato il 1° luglio 2025, il dossier raccoglie dati aggiornati su 1.172 siti in tutto il mondo. Il 40% è esposto a stress idrico permanente o stagionale, mentre un ulteriore 33% rischia danni da inondazioni fluviali o marine. Il dato più significativo riguarda il 21% dei siti colpiti da entrambe le condizioni in modo ciclico. Le proiezioni al 2050 indicano che il 44% dei siti potrebbe sperimentare livelli di stress idrico elevato o molto elevato, in particolare nelle aree già vulnerabili del Medio Oriente, Nord Africa, Asia meridionale e Cina settentrionale.
Scarsità o eccesso d’acqua: i casi emblematici
Lo studio approfondisce diversi casi specifici:
- Gli Ahwar in Iraq e le Cascate Vittoria tra Zambia e Zimbabwe soffrono una progressiva scarsità idrica, dovuta a desertificazione, irrigazione intensiva e alterazioni del ciclo stagionale.
- Chan-Chan in Perù, città precolombiana costruita in adobe (materiale di costruzione antico, costituito principalmente da argilla e sabbia), è minacciata dalle piogge torrenziali legate al fenomeno El Niño.
- Le riserve costiere del Mar Giallo e del Golfo di Bohai in Cina, cruciali per la migrazione di uccelli, subiscono al tempo stesso pressioni urbanistiche e rischio di inondazioni marittime. Una risposta normativa è arrivata nel 2018, con il divieto di nuovi progetti immobiliari nella baia di Bohai.
- Il Taj Mahal affronta un problema crescente di scarsità idrica e inquinamento delle falde;
- Il Parco di Yellowstone ha subito nel 2022 un’alluvione che ha causato oltre 20 milioni di dollari di danni e la temporanea chiusura del sito.
Crisi idrica, i rischi sistemici per il patrimonio Unesco
Cambia il clima, cambiano i bacini idrici, si trasformano le relazioni tra cultura, territorio ed economia: la crisi idrica nei siti Unesco rappresenta una condizione strutturale e interdipendente. Con impatti su scala estesa: danni alle strutture, perdita di biodiversità, riduzione del turismo, insicurezza alimentare e migrazione economica. Interi ecosistemi culturali e naturali rischiano di spezzarsi, con ricadute anche sull’identità e sulla memoria collettiva delle comunità locali.
Governare il patrimonio in chiave climatica
In conclusione, lo studio lancia un appello alla comunità internazionale: la conservazione del patrimonio non può più essere scollegata dalla gestione dell’acqua e dal governo dei rischi climatici. Le politiche devono evolvere da misure di protezione reattiva a strategie integrate di adattamento e prevenzione.
Alcune azioni possibili riguardano la zonizzazione ecologica; la riforestazioneRiforestazione Introduzione alla Riforestazione La riforestazione è un processo vitale per il ripristino degli ecosistemi forestali che sono stati ridotti o distrutti. Si tratta di una pratica ecologica fondamentale, che non solo contrasta gli effetti della deforestazione ma contribuisce anche... Approfondisci e tutela delle zone umide nella pianificazione territoriale dei siti; il rafforzamento della cooperazione internazionale per lo scambio di buone pratiche, tecnologie e finanziamenti per l’adattamento climatico.
Il cambiamento climatico sta ridefinendo il concetto stesso di valore universale: un patrimonio non può più dirsi protetto se non è anche adattato. Conservare un sito oggi significa proteggerne anche e soprattutto il ciclo idrico.