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La Water Resilience Strategy rilancia l’acqua come asset strategico: 78 miliardi l’anno per infrastrutture, innovazione digitale e soluzioni nature-based

L’acqua è la nuova frontiera della sicurezza strategica europea. Con una crisi idrica sempre meno episodica, la Commissione Europea alza l’asticella attraverso nuove infrastrutture resilienti. La nuova Water Resilience Strategy, presentata il 4 giugno, non introduce nuove leggi, ma pretende piena attuazione di quelle esistenti e apre la stagione degli investimenti. Al centro del piano, investimenti mirati, innovazione tecnologica e applicazione rigorosa delle normative esistenti.

Secondo il Commissario europeo Roswall, «il 30% del territorio dell’UE affronta carenze idriche ogni anno». Un dato che impone un cambio di paradigma. L’acqua non è più solo una risorsa naturale, ma un pilastro della competitività economica, della sicurezza pubblica e dell’adattamento climatico.

Infrastrutture idriche, cosa prevede il Water Investment Accelerator

La strategia prevede un fabbisogno stimato di 78 miliardi di euro l’anno per modernizzare le infrastrutture idriche in Europa. Oggi, però, mancano all’appello circa 23 miliardi. Per colmare questo divario, nasce il Water Investment Accelerator, meccanismo pensato per mobilitare capitali pubblici e privati.

La Banca Europea per gli Investimenti (BEI) si è già mossa: ha annunciato un impegno di 15 miliardi di euro entro il 2028 in progetti che puntano a ridurre l’inquinamento, evitare gli sprechi e sostenere l’innovazione nel settore idrico.

Tre pilastri per l’azione

La strategia si articola su tre assi principali:

  1. Protezione e ripristino del ciclo dell’acqua: priorità alla tutela delle risorse esistenti e alla rigenerazione delle fonti naturali.
  2. Efficienza idrica in tutti i settori: agricoltura, industria e infrastrutture pubbliche dovranno ridurre gli sprechi. L’obiettivo europeo è aumentare del 10% l’efficienza idrica entro il 2030
  3. Empowerment dei consumatori: i cittadini saranno coinvolti come attori centrali, anche attraverso strumenti digitali per il monitoraggio e il risparmio.

Infrastrutture idriche, soluzioni nature-based e digitalizzazione

La Commissione incoraggia soluzioni nature-based, come le sponge cities e le aree di ricarica delle falde, oltre all’ampliamento del riutilizzo delle acque reflue e, dove necessario, alla desalinizzazione. Parallelamente, si punta sulla digitalizzazione: sensori intelligenti, dati satellitari Copernicus e modelli predittivi basati su intelligenza artificiale contribuiranno a ottimizzare la gestione.

Verso un modello circolare

La strategia include anche il tema della circolarità. È in corso la revisione delle normative su trattamento delle acque reflue urbane, con l’obiettivo di semplificare le regole senza indebolire la tutela ambientale. Cruciale sarà l’estensione delle responsabilità dei produttori (EPR), specialmente in riferimento ai contaminanti chimici come i PFAS.

Senza introdurre nuovi obblighi legislativi, la Commissione mira a stabilire un sistema di monitoraggio continuo dei progressi, auspicando una trasformazione radicale del sistema idrico europeo: da vulnerabilità climatica a infrastruttura strategica per lo sviluppo sostenibile.

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