![]()
Il rapporto tra biodiversità e imprese non riguarda soltanto le attività svolte all’interno di aree protette. Ogni organizzazione può dipendere da acqua, suolo, materie prime, impollinazione, regolazione climatica e altri servizi forniti dagli ecosistemi.
Allo stesso tempo, processi produttivi, approvvigionamenti e infrastrutture possono contribuire alla perdita di habitat, all’inquinamento e allo sfruttamento eccessivo delle risorse.
Che cosa lega biodiversità e imprese
La biodiversità comprende la varietà degli ecosistemi, delle specie e del patrimonio genetico. La sua perdita può compromettere servizi naturali essenziali per l’economia, come fertilità del suolo, disponibilità idrica e protezione dagli eventi estremi.
- dipendenze, cioè servizi ecosistemici necessari alle attività;
- impatti, ovvero effetti positivi o negativi prodotti dall’impresa;
- rischi e opportunità, cioè conseguenze economiche, operative e reputazionali.
L’articolo di SostenibileOggi sui costi economici della perdita di biodiversità approfondisce la dimensione finanziaria del problema.
Come individuare le dipendenze dalla natura
Il primo passaggio consiste nel mappare attività, sedi e catene di fornitura. Un’azienda alimentare può dipendere dalla fertilità del suolo e dall’impollinazione; un’impresa industriale dalla disponibilità di acqua; il turismo dalla qualità paesaggistica e degli ecosistemi.
La valutazione deve essere localizzata. La stessa quantità di acqua o la stessa emissione può produrre conseguenze molto diverse in territori differenti.
Come identificare gli impatti sulla biodiversità
Tra le principali pressioni rientrano cambiamento nell’uso del suolo e del mare, sfruttamento diretto delle risorse, cambiamento climatico, inquinamento e diffusione di specie invasive.
L’impresa deve esaminare sia gli impatti diretti delle proprie sedi sia quelli presenti nella catena del valore. Materie prime agricole, legname, prodotti minerari e infrastrutture possono generare pressioni lontano dal luogo in cui viene venduto il prodotto finale.
Valutare i rischi legati alla biodiversità
Rischi fisici
Derivano dal deterioramento degli ecosistemi da cui dipende l’attività: scarsità d’acqua, perdita di fertilità, erosione costiera o riduzione delle risorse biologiche.
Rischi di transizione
Comprendono nuove norme, cambiamento delle preferenze dei consumatori, requisiti dei clienti, aumento dei controlli e tecnologie alternative.
Rischi sistemici
Il degrado diffuso degli ecosistemi può produrre effetti concatenati sull’economia, sulle infrastrutture e sulla stabilità delle catene di approvvigionamento.
Come costruire un piano aziendale per la biodiversità
Il piano dovrebbe partire dalle aree e dalle materie prime più rilevanti. Per ogni priorità occorre definire una baseline, un obiettivo, azioni, responsabili e indicatori.
La gerarchia di mitigazione prevede innanzitutto di evitare l’impatto, quindi ridurlo, ripristinare ciò che è stato danneggiato e considerare eventuali misure compensative soltanto per gli impatti residui.
Quali indicatori utilizzare
Gli indicatori possono comprendere superficie interessata, stato degli habitat, prelievi idrici, uso di pesticidi, materie prime certificate, aree ripristinate e fornitori sottoposti a valutazione.
Le raccomandazioni della TNFD forniscono un quadro per individuare e comunicare dipendenze, impatti, rischi e opportunità legati alla natura.
Domande frequenti su biodiversità e imprese
La biodiversità riguarda solo le imprese agricole?
No. Industria, finanza, edilizia, energia, moda, turismo e servizi possono dipendere dalla natura o influenzarla attraverso attività e filiere.
Basta misurare le emissioni di CO2?
No. Clima e biodiversità sono collegati, ma la perdita di habitat, l’inquinamento e lo sfruttamento delle risorse richiedono indicatori specifici.
Le compensazioni risolvono gli impatti?
Non automaticamente. La priorità è evitare e ridurre gli impatti; le compensazioni possono riguardare soltanto quelli residui e devono essere verificabili.