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Lo studio rivela che entro quattro anni i primi dieci asset manager controlleranno la metà delle attività destinate ai fondi comuni

Una società di gestione patrimoniale su sei scomparirà entro il 2027. Lo svela un sondaggio condotto da PwC su 500 asset manager e investitori istituzionali: nei prossimi quattro anni il settore dovrà affrontare un’operazione di restyling dovuta a un mercato piuttosto volatile, all’innalzamento dei tassi di interessi e alla questione delle commissioni. 

Ecco dunque perché quasi il 75% degli asset manager stanno attualmente prendendo in considerazione l’acquisizione o la fusione con un concorrente, proprio per la pressione sui modelli di business causata dal difficile contesto di mercato. Entro il 2027 il 16% dei gestori patrimoniali cesserà l’attività o verrà acquistato da un gruppo più grande. 

Questo è la fotografia del momento, successiva alla ripresa del settore nei primi mesi del 2023 dopo la contrazione degli affari nel 2022 che ha prodotto la riduzione del patrimonio in gestione del 10% rispetto al 2021. Tra gli elementi di cui si tiene conto nelle società, almeno nel 50% dei casi i rischi sono dovuti alla situazione ambientale e geopolitica

Ma nel processo di radicale trasformazione i valori Esg rappresentano un punto di forza, sia nei confronti dei dipendenti, sia rispetto ai clienti, assai più attenti alla questione ambiente e alla diversità. Secondo le stime di PwC la crescita delle masse sarà trainata dalla categoria degli high-net-worth individuals (CAGR 2018-22 9,9%) e dai mass affluent (CAGR 2018-22 7,0%), cioè i millennial domineranno il mercato e la nuova offerta dovrà quindi adattarsi alle aspettative delle nuove generazioni che stimoleranno un’ulteriore domanda di investimenti Esg.

Secondo PwC entro il 2027 i primi dieci asset manager controlleranno la metà di tutte le attività destinate ai fondi comuni, rispetto al 42,5% del 2020. Inoltre, nove gestori su dieci ritengono che l’IA generativa e la blockchain aumenteranno i rendimenti e attireranno giovani investitori.

Le commissioni, già calate tra un quinto e un quarto per i fondi d’investimento attivi e passivi tra il 2017 e il 2022, sono invece previste in ulteriore flessione, a vantaggio dei player più grandi, la cui dimensione consente loro di assorbire commissioni inferiori.

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