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Il CSR & Sustainability Manager del club rossonero a SostenibileOggi.it: “Uefa ha cambiato marcia, calcio italiano si sta adeguando”

Inclusione, accessibilità, senso di appartenenza al club. Nella Serie A che lavora per crescere sull’applicazione delle metriche ESG, il Milan ha già vinto il suo scudetto: qualche mese fa, la società rossonera è risultata la migliore per qualità e quantità dei progetti di responsabilità sociale nell’iniziativa lanciata dalla rivista mensile Vita. Dunque, il tricolore della Corporate Social Responsibility (CSR), sulla base di cinque parametri tecnici: approccio strategico al tema, continuità di intervento, approccio multistakeholder, attenzione alla comunicazione, strumenti di rendicontazione. Martino Roghi, CSR & Sustainability Manager del Milan, ha raccontato a SostenibileOggi.it la vision sostenibile del Milan.

Perché funziona il legame tra calcio e sostenibilità?

La sostenibilità è ormai un aspetto fondamentale nella gestione di un’azienda, seppur particolare come una società di calcio. Appunto, il calcio è business, la straordinaria peculiarità è la potenza mediatica, l’impatto sulla comunicazione. Il Milan può contare su un bacino, contando ovviamente anche i media, di 500 milioni di tifosi potenziali in tutto il mondo che vogliono ogni giorno informazioni sulla squadra, sul calciomercato, sui calciatori. Assieme a questo tipo di informazioni devono circolare anche i messaggi importanti, sulle attività del club in termini di accessibilità, di gender inclusion. Così si lavora sulla sensibilizzazione su questi temi che poi incidono sulla società che viviamo.

Quanto sono importanti per il calcio europeo le direttive ESG dell’Uefa su Euro 2024?

L’Uefa ha decisamente cambiato marcia sulla sostenibilità, come dimostrano anche gli obiettivi sostenibili che Michele Uva, direttore Uefa per la sostenibilità sociale e ambientale dell’Uefa, ha posto su Euro 2024. Per proseguire su questa strada, che è tracciare, vanno delineate linee guida precise, poi osservate e messe in pratica dai diversi attori del calcio.

Quali sono gli elementi di resistenza alla sostenibilità nel calcio italiano?

Adesso si va spediti sulla sostenibilità, ci si è resi conto dell’importanza della diffusione di questi temi. Sono molto orgoglioso dalla posizione assunta dal Milan su certi temi, addirittura più che sui risultati sportivi ottenuti come lo scudetto di due anni fa. Si è lavorato tantissimo sulla sensibilizzazione dell’importanza del calcio sostenibile, facendo avvertire l’importanza di appartenere a una comunità, di far parte di una comunità.  Abbiamo sintetizzato i valori del club nel “Manifesto RespAct”, partendo da inclusività e accessibilità. Da anni siamo all’avanguardia per abbattere tutte le barriere sia fisiche che digitali. Siamo stati il primo club in Italia a proporre il programma di audiodescrizione per tifosi non vedenti e ipovedenti per permettere alle persone cieche di godersi la partita allo stadio. E i primi a rendere accessibili ai tifosi sordi i contenuti digitali, come i video o le interviste.

Il nostro calcio è ancora indietro rispetto ad altri paesi sulla sostenibilità?

Su certe tematiche, come la transizione ambientale, altri hanno iniziato prima. In Inghilterra hanno gli stadi di proprietà ed è un fattore importantissimo per la diffusione di questi temi. In Italia proprio su questo bisogna lavorare al meglio, più stadi di proprietà dei club consentirebbero di lavorare bene, tutti i giorni, sulla diversità, sulla disabilità che richiede l’utilizzo di strutture ovviamente all’avanguardia. Si è messo in moto questo processo, c’è però da recuperare.

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