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Tra le disposizioni, anche la nuova etichetta per consentire ai prodotti con una garanzia più lunga di evidenziarsi rispetto ai competitor sul mercato

Guerra senza frontiere alle dichiarazioni fuorvianti sul tema sostenibilità, in poche parole al fenomeno greenwashing. Certo, può esserci dentro un po’ di propaganda, anche perché le elezioni europee sono ormai a vista, ma l’Ue, intesa come Commissione europea, è alle fasi finali per l’approvazione della direttiva sulle ‘pratiche sleali’. Manca solo il sigillo del Consiglio Ue, po ci saranno 24 mesi per il recepimento nei singoli paesi dell’unione: si va dall’etichettatura dei prodotti al divieto assoluto di utilizzare espressioni a corredo degli stessi prodotti tipo ‘climate neutral’, uno per tutti, senza che siano fornite delle prove a supporto della tesi. La nuova direttiva dispone anche la nuova etichetta per consentire ai prodotti con una garanzia più lunga di evidenziarsi rispetto ai competitor sul mercato. Rispetto a quella in discussione al Parlamento Ue, quella sui green claims, è un testo molto specifico: nell’altro caso si tratta di divieti generici. 

Gli ultimi studi

L’incubo greenwashing che l’Ue cerca di combattere non abbandona certo gli investitori: il 94% di una recente indagine Pwc – si tratta del Global Investor Survey 2023, che ha intervistato 345 investitori e analisti di aree geografiche, asset class e approcci di investimento diversi per ottenere informazioni sui fattori che influenzano maggiormente le società su cui puntano – ritiene che la rendicontazione aziendale sui livelli di sostenibilità delle imprese contenga un discreto livello di affermazioni ritenute ‘fuorvianti’. Tra le evidenze principali del report emerge la preoccupazione sulla situazione macroeconomica e sull’inflazione, mentre l’inquietudine degli investitori cresce a causa di fattori come l’esposizione al cambiamento climatico e alla disuguaglianza sociale delle aziende.

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