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Entro il 18 marzo il parere degli stakeholder sul testo arrivato dalla Ue

Il recepimento nell’ordinamento nazionale dell’ormai celebre CSRD, ossia la direttiva che rende sostanzialmente obbligatorio per le imprese produrre una rendicontazione sull’impatto ambientale e sociale, ha una data anche in Italia: avverrà entro il 6 luglio. Mentre è fissato al 18 marzo da parte del Dipartimento del Tesoro, come si legge sul sito del MEF, il limite massimo entro cui gli attori – ossia le aziende e gli altri stakeholder – sono chiamati a fornire il loro interessato parere sullo schema di decreto che arriva dall’Ue e che in verità è già stato rivisto negli ultimi tempi, con la deroga di due anni per alcuni specifici settori produttivi. I tempi quindi sono definitivi, il percorso sembrerebbe essere indirizzato verso la volata finale e sembra anche avere il timing giusto, poiché il tema della sostenibilità e della trasparenza nella raccolta dei dati in tema ambientale è divenuto imprescindibile per i consumatori ma anche per i produttori che temono di finire fuori mercato. Con la possibilità di far sentire la propria voce, è il momento delle imprese, che con l’applicazione della Direttiva dovranno dettagliare gli impatti negativi, siano essi reali e potenziali, che riguardano la supply chain dell’impresa stessa. 

I tempi della CSRD

Si parte nel 2024 per produrre i primi effetti nel corso del prossimo anno. Il primo report sarà realizzato infatti nel 2025 per le aziende che sono chiamate a produrre la dichiarazione non finanziaria, ossia quelle con quotazione in Borsa, con oltre 500 dipendenti e che a bilancio facciano figurare o la cifra di almeno 40 milioni di euro di ricavi o la metà della cifra prima indicata come stato patrimoniale. I tempi sono invece più dilatati – entro il 2026 – per le PMI, che possono però aderire in forma volontaria alla Direttiva. Uno dei passaggi più importanti resta quello sulla possibilità da parte delle aziende di includere nella relazione di sostenibilità – solo nei primi tre esercizi finanziari – la spiegazione delle omissioni di dati.

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