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La causa è stata intentata tre anni fa dalla ONG Friends of the Earth Netherlands

Forse è uno dei casi più eclatanti di greenwashing degli ultimi anni. Recentemente è iniziato in un tribunale olandese all’Aja il ricorso da parte del colosso petrolifero britannico Shell sulla condanna arrivata nel 2021 per non aver ridotto la quantità di emissioni nell’ambiente. La causa è stata intentata dalla ong Friends of the Earth Netherlands per una vicenda partita appunto tre anni fa, quando il Tribunale distrettuale dell’Aja ha ordinato alla compagnia la riduzione del 45% delle emissioni entro il 2030 rispetto ai livelli del 2019. Un caso destinato a produrre giurisprudenza, in sostanza è stato un tribunale – e non un Paese o un ente terzo – a imporre a un’azienda di rispettare quanto fissato sul clima dall’Accordo di Parigi, anche non essendoci un obbligo. Ed è il punto centrale della questione: il tribunale olandese ritiene colpevole il colosso del petrolio in materia di clima. Ed è su questo elemento, l’assenza di un obbligo, che si basa la difesa di Shell, anche se la sentenza di tre anni fa aveva spinto diverse ONG a emulare l’esempio olandese con l’apertura di contenziosi climatici contro le multinazionali.

Il caso Cambridge

Recentemente l’università di Cambridge ha deciso di sospendere a tempo indeterminato le donazioni da parte delle compagnie del settore petrolifero e del gas. L’ateneo riceveva finanziamenti per la ricerca dalle major come Shell e Bp. Lo stop ai finanziamenti resterà in vigore fino alla revisione del processo di accettazione delle donazioni. Si è trattato del primo caso nell’ambito delle università britanniche.

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