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I dati Ispra e l’ennesima denuncia di Grottaferrata Sostenibile: la discesa è continua e non ci sono soluzioni a breve, con l’arrivo dell’estate

Per quanto riguarda il lago Albano il livello è ulteriormente diminuito: dal mese di settembre 2023 al 14 giugno 2024 il livello del lago è sceso di circa 25 cm”. L’aggiornamento al 28 giugno 2024 è dell’Ispra, sulla base dello stato di severità idrica a scala nazionale, ottenuto dagli Osservatori distrettuali permanenti per gli utilizzi idrici e dai dati dell’Autorità di Bacino Distrettuale, che coordinano gli Osservatori.

Insomma, il livello d’acqua del Lago Albano continua a scendere. Sul profilo Facebook di Grottaferrata Sostenibile, l’associazione che da tempo si spende – con pubblicazione di notizie, grafici e dati – sulla perdita d’acqua che si verifica sulla falda acquifera del lago Albano, nell’area dei Castelli Romani, da cui attingono acqua Acea, il Vaticano (per le Ville Pontificie) ed Eni. Un prelievo da 300 litri al secondo per alimentare i Comuni di Albano, Ariccia e Castel Gandolfo – quasi 26 mila metri cubi al giorno, come emerso dalle prime denunce sulla questione. Ecco il post, del 26 giugno: “Oggi dopo 19 giorni siamo tornati a misurare il lago ed abbiamo rilevato – 385 mm, ben 7 cm in meno dal 7 giugno scorso. Rispetto allo stesso periodo del 2023 registriamo una differenza di 68 cm!! Come denunciamo da tempo, la situazione nell’ultimo anno si è fortemente aggravata e se continua questo trend ad ottobre prossimo sfioreremo  i – 100 cm che sancirebbe una perdita annua di circa 70 cm, il triplo rispetto al 2022/2023.

L’andamento è confermato dall’Autorità di Bacino, sia dai dati del Teleidrometro che dall'”Osservatorio permanente per utilizzi idrici“, che il 24 giugno scorso ha sancito il passaggio da criticità bassa a criticità media per tutta l’Ato 2, poiché gli acquiferi del tratto appenninico risultano in forte sofferenza. Si prevedono quindi ottimizzazioni della pressione e turnazioni se lo scenario pluviometrico non cambierà nelle prossime settimane. Non ci stancheremo di proporre quanto prima le misure di salvaguardia ben note da oltre 20 anni: Censimento e quantificazione dei prelievi diretti e loro forte riduzione per almeno tre anni, eventualmente da estendere per altri tre. Inoltre riteniamo necessario intraprendere una concreta politica di razionamento dell’acqua che oltre a rimpinguare la Falda, avrebbe un forte impatto di sensibilizzazione nei confronti della popolazione”. Per ora non si registrano passi avanti. Il nodo è sempre quello segnalato da diversi mesi, ossia il peso del prelievo diretto di acqua di Acea Ato 2, Vaticano ed Eni. La soluzione del giallo è ancora lontana. 

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