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“La questione della sostenibilità negli Usa è diventata oggetto di feroce polemica politica”

L’addio alla corsa alla Casa Bianca di Joe Biden, i danni dalla potenziale elezione di Donald Trump. Che fine farà il programma immenso sulla transizione energetica voluto dall’attuale presidente degli Stati Uniti? Ne parla a SostenibileOggi Enrico Giovannini, direttore scientifico di ASviS, ex ministro del governo diretto da Mario Draghi.

Professore, il passo indietro di Biden nella corsa alla Casa Bianca che impatto avrà sull’applicazione del suo grande piano per la transizione?

La questione della sostenibilità negli Usa è diventata oggetto di feroce polemica politica, tant’è vero che alcuni Stati repubblicani hanno preso decisioni forti, ad esempio impedendo ai funzionari pubblici di parlare di “cambiamento climatico”. Questo ha favorito un orientamento di alcuni grandi investitori contrario alle imprese che si impegnano per la sostenibilità. Ad esempio, BlackRock si è rimangiato l’impegno assunto solo qualche anno fa per fare solo investimenti sostenibili. Tra i responsabili di questo cambiamento c’è anche il greenwashing di molte imprese, che ha generato scetticismo sul reale impegno a favore della sostenibilità. Si sta quindi generando un altro tipo di fenomeno, il greenhushing, ossia ‘opero sulla sostenibilità, ma non lo rendo pubblico’, così se non si raggiungono gli obiettivi poi gli amministratori e i board non vengono penalizzati. Infine, alcuni grandi fondi di investimento, a causa dell’aumento dei tassi d’interesse, hanno preferito guardare ai rendimenti degli investimenti e non al loro impatto sociale e ambientale. Tutto questo ha portato alcuni a dire che la questione della sostenibilità sia ormai passata di moda, mentre altri ritengono che con l’abbassamento dei tassi d’interesse si tornerà ad investire in sostenibilità, soprattutto nella transizione energetica. Come vede, è una situazione complessa.

Se fosse scelta Kamala Harris, che riflessi ci sarebbero?

Credo che Harris porterebbe avanti il programma di Biden. L’Inflation Reduction Act, che favorisce molto gli investimenti per la transizione verde, è un piano a favore delle produzioni nazionali. In altri termini, è protezionista e favorisce chi produce in modo non inquinante negli Stati Uniti. Su questo democratici e repubblicani hanno atteggiamenti simili, per esempio nella guerra commerciale alla Cina su auto elettriche e tecnologie destinate alla transizione energetica. Detto questo, le generazioni più giovani sono sempre molto impegnate su questi temi e se i democratici vogliono mobilitarli su una visione diversa da quella portata avanti dai repubblicani, devono proseguire in questa direzione.

Con Trump che effetti potrebbero esserci sulla transizione?

Le scelte di Trump le abbiamo già viste, dall’uscita dagli accordi di Parigi, agli investimenti al grido ‘trivella trivella trivella’. A livello internazionale condurrà politiche commerciali molto aggressive nei confronti della Cina, ma non solo, con riflessi negativi sul commercio mondiale. Centrare gli obiettivi di Parigi è già difficile, senza gli Stati Uniti diventerebbe impossibile. Trump poi, come scritto in alcuni documenti circolati recentemente, potrebbe applicare dei dazi anche sulle esportazioni europee e questo potrebbe avere effetti catastrofici per la produzione europea, green o non green. Le imprevedibilità di una amministrazione Trump 2 sono ben evidenziate anche nelle analisi riguardanti la difesa. Pensiamo al disimpegno statunitense verso il conflitto in Ucraina, il che determinerebbe più spesa pubblica per l’Ue per la difesa. Forse questo determinerebbe un salto verso una maggiore integrazione europea, non solo sul fronte della difesa. Non a caso, nel programma di Ursula von der Leyen si citano riforme istituzionali nella direzione di una maggiore integrazione e del superamento del diritto di veto su alcune materie. Inoltre, c’è l’idea della transizione industriale verso la carbon neutrality, da finanziare con un nuovo Next Generation. Credo sarebbe la decisione giusta, ma è evidente che se si dovesse ricorrere al debito comune per la difesa sarebbe difficile convincere alcune forze politiche e alcuni governi a farne un altro per la transizione ecologica.  

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