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Cornell University: l’impronta di carbonio è il 33% più alta di quella del carbone
Arriva il nuovo studio che forse svela il falso mito del GNL, considerato a livello collettivo come la fonte fossile meno inquinante e la strada per coniugare le esigenze energetiche con la transizione energetica meno impattante a livello ambientale. Secondo la Cornell University, a proposito del gas naturale liquefatto prodotto ed esportato dagli Stati Uniti, l’impronta di carbonio è il 33% più alta di quella del carbone. Un campanello d’allarme, forse anche di più.
Va ricordato anche che nei giorni scorsi è emerso il dato sulla domanda europea di GNL in Europa nei primi sei mesi dell’anno: -20% rispetto all’anno precedente, cifra che fa ipotizzare che forse l’Ue ha ormai superato il picco del GNL, secondo le stime dell’IEEFA, l’Institute for Energy Economics and Financial Analytics basato negli Stati Uniti, con dati prodotti dallo European LNG Tracker. Dunque, si registra la riduzione della domanda: secondo l’IEEFA, la domanda europea di questa fonte fossile continuerà a scendere di un ulteriore 37% entro il 2030.