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Weill Cornell Medicine in Qatar: non è sottoposta a rigidi standard di sicurezza

L’acqua minerale in plastica dovrebbe essere una sicurezza per i consumatori, considerando anche i numeri del giro d’affari, circa un milione di bottiglie vendute al giorno, con l’Italia che è tra i Paesi che più ricorrono all’acquisto, mentre ci sono due milioni che dipendono dalle bottiglie per carenza di acqua potabile. E invece, secondo uno studio pubblicato sulla rivista BMJ Global Health da esperti della Weill Cornell Medicine in Qatar, ci sarebbe da ripensare sull’uso intensivo delle bottiglie di plastica. 

Secondo i ricercatori qatarioti, l’acqua in bottiglia non è sottoposta a rigidi standard di sicurezza, come quelli dell’acqua corrente, inoltre potrebbe contenere sostanze nocive provenienti dalla plastica. Una situazione pericolosa, soprattutto se le bottiglie fossero esposte a fonti di calore. Inoltre, le bottiglie di plastica rappresentano anche il secondo rifiuto più comune negli oceani: solo il 9% viene riciclato. Sempre lo studio qatariota mette in evidenza che sia la produzione che il trasporto delle bottiglie d’acqua producono una grossa quantità di emissioni di gas serra. Sui danni prodotti dalle bottiglie in plastica c’è anche una ricerca statunitense, secondo cui ci sono fino a 370 mila frammenti per ogni litro nei prodotti in plastica, non solo il Pet.

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