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Studio CDP: ci vorrebbe un maggiore focus sull’impatto ambientale e soprattutto sulle performance ESG

Vale il 5% del Pil italiano, ma è tra i settori maggiormente in difficoltà nell’affrontare i cambiamenti produttivi orientati verso la sostenibilità. Si tratta della moda, uno dei punti forti del Made in Italy, che secondo un recente studio realizzato da Cassa Depositi e Prestiti deve lavorare molto sulla sostenibilità, oltre che su innovazione e crescita dimensionale, per mantenere la propria competitività a livello internazionale. 

Lo studio CDP ha messo in evidenza le trasformazioni che sono imposte, più che richieste, alla moda italiana: si parte dalle materie prime alla velocità di reazione ai cambiamenti dei comportamenti d’acquisto dei consumatori. Ma un punto essenziale è l’adeguamento alle direttive sulla sostenibilità, partendo dalla CSRD, che ha messo in campo l’Ue. Secondo l’analisi CDP, ci vorrebbe un maggiore focus sull’impatto ambientale e soprattutto sulle performance ESG. Secondo un report dell’European Fashion Alliance, il 66% ha riconosciuto l’esistenza di una percezione negativa da parte dell’opinione pubblica, tra etica che manca e carenze (diversi i casi di greenwashing) e anche sulla sostenibilità ambientale. 

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