![]()
L’azienda non seguirà, stando a un promemoria del suo Ceo, Larry Fink, alcun obiettivo sostenibile
Dalla diversità, uguaglianza, equità, al nuovo dipartimento denominato “Talento e Cultura”. L’asso del private equity americano BlackRock, che nel corso degli ultimi mesi è diventato il bersaglio delle critiche e non solo di un gruppo di Stati repubblicani per la sua apertura agli obiettivi ESGESG ESG è l'acronimo di Environmental, Social, and Governance, che si traduce in italiano come Ambientale, Sociale e Governance. Questi tre componenti sono utilizzati per valutare l'impatto sostenibile e le pratiche etiche di un'azienda o di un'organizzazione. Ecco una spiegazione... Approfondisci, ben prima che tornasse alla Casa Bianca Donald Trump, ora ha completato il suo percorso di conversione: l’azienda non seguirà, stando a un promemoria del suo Ceo, Larry Fink, alcun obiettivo sostenibile e anche l’asset manager di BlackRock ha ufficialmente dichiarato che gli obiettivi di rappresentanza dei gruppi minoritari nella forza lavoro non saranno rinnovati. Il cambiamento a 360 gradi di BlackRock riguarderà anche le assunzioni, con le risorse umane che non saranno più obbligate a valutare più persone per un posto aperto. BlackRock in ogni caso riferisce di non voler escludere alcun tipo di categoria sociale.
La scelta di Apple
Solo Apple dunque ha scelto di andare controcorrente, uno degli ultimi avamposti delle politiche ispirate a diversità, equità ed inclusione (DEI). Gli azionisti della Mela infatti hanno nelle scorse settimane ufficialmente bocciato la proposta che richiede l’eliminazione delle politiche (DEI) dell’azienda, sebbene il Ceo di Apple, Tim Cook, abbia ammesso che la multinazionale potrebbe rivedere le proprie pratiche di diversità per adeguarsi ai cambiamenti nel contesto legale degli Stati Uniti. Difesa dei programmi fissati per una maggiore inclusività nelle aziende, progettati per far sentire sempre più a loro agio i dipendenti, senza preclusioni per etnia, classe sociale, sessualità e genere.
Gli altri colossi che rinnegano le politiche DEI
Tra i colossi che come BlackRock hanno aderito alla retromarcia sulle politiche DEI ci sono Pepsi, che ha lanciato un promemoria in cui informa che porrà fine agli obiettivi di rappresentanza della forza lavoro DEI nell’azienda, con un impatto sui ruoli dirigenziali. Per il colosso delle bevande energetiche, la priorità saranno gli accordi commerciali ispirati alla crescita aziendale, piuttosto che alla tutela delle politiche sociali.
Nelle scorse settimane è toccato a Google retrocedere sui programmi DEI e prima ancora c’è stato il passo indietro rapido di Meta, mentre Amazon aveva iniziato a smantellare i suoi programmi ai tempi delle elezioni di novembre che hanno rimesso Donald Trump al comando della Casa Bianca. Google ha annullato i propri obiettivi per garantire diversità e inclusione tra i suoi dipendenti, un pacchetto di norme che sarebbe costato anche parecchi milioni di dollari, disegnato sul miglioramento delle condizioni di lavoro di circa 180 mila dipendenti in tutto il mondo. Ma è arrivato l’ordine esecutivo di Trump sul tema, quindi Google – così si è affrettata a motivare la retromarcia il colosso di Mountain View, in qualità di azienda che lavora con l’amministrazione Trump – è tenuta a rispettare il provvedimento emanato dal capo della White House.
Tra l’altro, sono passati meno di cinque anni dall’annuncio della stessa Google di lavorare sulla tutela della sua forza lavoro in tema di rispetto delle minoranze: obiettivi da centrare appunto in cinque anni. I dati più recenti hanno indicato che lo scorso anno in organico a Google c’era il 5,7% di dipendenti neri, il 7,5% di ispanici o latinoamericani, mentre nel 2020 erano rispettivamente al 3,7% e al 5,9%. E prima ancora c’è stata Meta con l’eliminazione del fact checking sulle piattaforme del gruppo Meta, che comprende Facebook, Instagram, WhatsApp e Threads. Poi, si sono aggregati altri colossi a Meta: hanno abbandonato quindi i piani di diversity, equity, inclusion anche McDonald’s, Amazon, Walmart, Ford, Harley-Davidson, che hanno preso la stessa decisione e così anche Walt Disney.