Tempo di lettura: 2 minuti

Loading

Stuido Cerved Agency: imprese con bilanciamento di genere ai vertici mostrano un rischio creditizio inferiore del 30%.

Più l’azienda è equilibrata, distante dal gender gap, minore è il rischio che la stessa azienda arrivi al default. Questo è solo uno dei dati che arriva dall’Osservatorio sul “gender gap” dell’agenzia di rating Cerved Agency, analisi su 13mila società di capitali aggiornata a febbraio 2025, in cui le imprese con bilanciamento di genere ai vertici mostrano un rischio creditizio inferiore del 30%. Non solo: le aziende hanno saputo affrontare le condizioni di stress arrivate dall’esterno meglio dei competitor in cui c’è ancora uno squilibrio marcato nelle posizioni di potere tra uomo e donna. Dunque, c’è una relazione senza dubbio virtuosa tra bilanciamento di genere nelle imprese e rischio di credito. Sia le aziende con CEO donna e il CdA o un organo di governo a prevalenza maschile, sia quelle a relazione invertita, ossia con un massimo dirigente uomo affiancato dal CdA o un organo di governo con almeno il 20% di presenza femminile, presentano un rischio di default molto simile – 3,6% e 3,9% – nettamente inferiore a quelle in cui la leva del comando è o maschile o femminile. Vale tantissimo l’equilibrio, una lezione che dovrebbe essere mandata a memoria.

La situazione italiana

Passando all’Italia, il tasso di occupazione femminile rimane ancora inferiore rispetto a quello maschile (53,6%-71%) così come la presenza di consigliere di CdA (27,5%) e di amministratrici d’impresa (25,5%). Il dato è in controtendenza rispetto alla capacità femminile di incidere sul default: se c’è quota superiore al 20% negli organi di governo, il rischio di caduta è minore, al 4.9% contro 5.7%. Inoltre, le aziende con oltre il 20% di donne nei consigli di amministrazione sono valutate come meno rischiose all’interno di settori specifici come il manifatturiero (-27%) e poi commercio, servizi, costruzioni

I dati Eurostat

Leggendo questi dati risulta ancora più incomprensibile la disparità di trattamento retributivo nel 2024 che è ancora superiore al 10%, seppur in riduzione rispetto al 2023, rivelata da ODM Consulting, società di consulenza HR di Gi Group Holding. Dunque, in Italia c’è ancora questo tipo di distanza e il quadro diventa più preoccupante analizzando i dati di Eurostat riferiti al 2023: il tasso di occupazione femminile tra i 20 e i 64 anni è pari al 56,5%, mentre quello maschile è del 76%. Inoltre, i dati del recente Rapporto INAPP evidenziano che il 64% dell’inattività in Italia continua ad essere femminile e risulta prevalentemente legata a esigenze di carattere familiare.

Articoli correlati