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Report OnData e Info.nodes: per il sesso femminile c’è il 35% dei posti di lavoro

Politica, aziende, editoria, il gender gap esiste ancora, eccome. I ruoli di potere sono ancora saldamente nella facoltà degli uomini. Lo rileva un’indagine su oltre 128mila posizioni professionali analizzate nel report “Sesso è potere” dalle associazioni di giornalisti e ricercatori OnData e Info.nodes. Per le donne c’è il 35% dei posti. Analizzando meglio, emerge per esempio che lo scranno da sindaco è riservato solo al 15% al femminile e ancora peggio per le dirigenti (il 4%) e per le direttrici di giornali (il 6%)

Il gender gap in politica

E a proposito della politica, dove per anni ha tenuto banco l’odioso tema delle cosiddette “quote rosa”, a livello comunale e regionale occupano i posti del potere per il 65% gli uomini. E se il dato sui sindaci è già scritto, tra i presidenti di Regione c’è una percentuale bulgara al maschile. Fanno eccezione Stefania Proietti in Umbria e Alessandra Todde in Sardegna. Sugli scranni ministeriali, come è noto, ci sono 18 uomini su 24 caselle, così come sono uomini tutti e cinque i sottosegretari della Presidenza del Consiglio. Restano poi immutati, rispetto all’indagine del 2023, i dati sui seggi alle Camere: i deputati e i senatori sono maschi rispettivamente nel 66% e nel 63% dei casi.

Le disparità nelle società

Lo studio inoltre spiega che sia esaminando le 34 società controllate e partecipate dal Ministero dell’Economia e le 50 aziende a maggiore capitalizzazione quotate alla borsa di Milano, il gender gap resta assai netto: Le società partecipate dal Ministero hanno l’82,4% dei ruoli dirigenziali ricoperti da uomini. Si sale al 96 % nelle prime 50 aziende quotate a Piazza Affari, guidate da 41 presidenti uomini. 

La situazione dell’informazione

Tra i direttori dei telegiornali nazionali non ci sono donne, mentre tra le 50 principali testate nazionali le direttrici sono soltanto due. E la parità di genere è assai lontana anche nella retribuzione: in media le giornaliste vengono pagate meno dei loro colleghi: sia che abbiano un contratto sia che abbiano una partita Iva. 

A proposito del gender gap, ci sono dati in controtendenza, almeno rispetto a politica ed editoria. Un recente studio di EY ha evidenziato che l’Italia farebbe meglio rispetto al resto dell’Ue in termini di presenze di donne nei consigli di amministrazione: si è passati dal 42,9% nel 2021 al 44% nel 2024, con riduzione del gender gap almeno in termini di presenza. Come scritto in precedenza, nei CdA il gender gap è inferiore alla media europea: 12% in Italia rispetto al 15%. Inoltre, l’Italia con il 43,1% di donne è seconda soltanto a Francia (47,9%) e Spagna (45,1%) per quanto riguarda la rappresentanza femminile nei CdA delle società quotate che operano nel settore finanziario.

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