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Al Forum PA 2026 il presidente dell’Istituto rivendica la più grande infrastruttura previdenziale d’Europa come laboratorio di una protezione sociale predittiva

“La parola d’ordine oggi è non subire la tecnologia”. Il presidente dell’Inps Gabriele Fava la mette giù netta, senza l’understatement abbottonato che ci si aspetterebbe da chi siede al vertice del più grande ente previdenziale del continente. Parla di robotizzazione – “qualcosa di molto più elaborato, affinato e più invasivo” – e ne fa una questione di postura: “La tecnologia è dinamica: se la subisci, rallenta e preclude opportunità. Se la governi, diventa un moltiplicatore di opportunità e di economia”.

Inps al Forum PA: il tempo dell’incertezza

Il palcoscenico è il Forum PA 2026, dove si confrontano i vertici dell’Istituto – la direttrice generale Valeria Vittimberga e i direttori centrali Giuseppe Conte (Relazioni internazionali), Diego De Felice (Comunicazione) e Mariagrazia Sampietro (Organizzazione) – sulle sfide strutturali del sistema previdenziale italiano: declino demografico, transizioni tecnologiche, scenari geopolitici. La posta in gioco è il ruolo di un ente chiamato non più soltanto a erogare prestazioni, ma a leggere e governare la complessità. Fava sceglie il verbo più impegnativo, governare, e lo declina rigorosamente al presente.

“Noi la stiamo governando”, scandisce. In Inps le attività ripetitive passano all’AI, e il tempo che si libera viene reinvestito sui dossier complessi: “Pratiche che prima richiedevano mesi, oggi le risolviamo in tempi rapidissimi. E le risolviamo, voglio sottolinearlo, a favore dei cittadini”. Il fine, insiste, è “la soddisfazione, la felicità di avere risposte e soluzioni”. L’automazione come mezzo, la persona come scopo.

Fava (Inps): “L’Istituto è un unicum europeo

C’è poi una rivendicazione di leadership che Fava non maschera. L’Inps è un unicum a livello europeo. Nessun istituto, per dimensioni, può equipararsi”. Previdenza, assistenza, disabilità, politiche attive, vigilanza, monitoraggio: un perimetro che accompagna il cittadino lungo l’intero arco della vita e che – sostiene – non trova eguali nel continente. “Siamo la best practice. Per questo vogliamo dialogare in modo costruttivo con i colleghi europei, per cercare risposte alle sfide globali: invecchiamento, natalità, AI, sostenibilità, lavoro”.

Inps nella nuova geografia della vita

È qui che il discorso si fa visione. Fava parte dall’etimologia. Previdenza, provvidenza: “vedere con gli occhi della mente”, per arrivare a quella che chiama una “nuova geografia della vita”. Le istituzioni, ricorda, non nascono mai in astratto, “sono la risposta che una comunità restituisce alle esigenze del proprio tempo”. Il welfare fu la grande intuizione di fine Ottocento, la replica all’industrializzazione. Ma quella spinta, negli anni, si è raffreddata in sistemi “meramente assistenziali”.

Dal welfare reattivo al welfare generativo

La correzione di rotta ha un nome: welfare generativo e attivo. Dai servizi separati a un ecosistema integrato; dalla gestione reattiva alla visione predittiva; dalla complessità amministrativa alla semplificazione. “La vita è un modello dinamico e noi che rappresentiamo il welfare vogliamo starle al passo”. Un modello costruito attorno agli eventi dell’esistenza per “accompagnare, orientare, semplificare, includere, attivare partecipazione sociale”.

Tradotto nel lessico della sostenibilità, meno spesa che insegue l’emergenza, più investimento sociale che la previene. Resta la domanda che il Forum lascia volutamente aperta: se un’organizzazione sappia riformare la propria cultura alla stessa velocità con cui ridisegna i propri algoritmi. Ma la direzione, almeno nelle parole del suo presidente, è tracciata.

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