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Dati Lefebvre Sarrut: il 40% delle imprese non ha familiarità con criteri Esg

Forse l’Unione europea ha posto l’asticella troppo in alto. Oppure sono le aziende del Vecchio Continente a non mostrarsi all’altezza delle aspettative in termini di trasparenza di Bruxelles. 

Secondo i dati dell’ultimo studio di Lefebvre Sarrut – leader europeo nella conoscenza legale, fiscale e normativa e che in Italia è presente attraverso il brand Giuffrè Francis Lefevbre – Il livello di maturità delle aziende europee, riguardo ai criteri Esg, è inferiore alle aspettative dell’Ue. E anche se non ci sono differenze sostanziali tra i paesi membri dell’Unione, quasi metà delle aziende europee non possiede una politica o un manager dedicati a Esg o CSR (Corporate Social Responsability). E’ l’industria della manifattura a mostrarsi più avanti in questo percorso, mentre arranca il settore dei servizi. 

L’analisi è stata condotta su un sondaggio tra 744 aziende europee di varie dimensioni e diversi settori di attività, che punta a misurare il loro grado di consapevolezza riguardo alle tematiche Esg e CSR e le loro iniziative in campo ambientale, sociale e di governance. 

Secondo l’analisi, il 40% delle aziende europee non ha familiarità con i criteri Esg, il 43% delle aziende europee non possiede un punto di riferimento designato per i criteri Esg e il 45% delle aziende europee non ha intrapreso alcuna azione per anticipare l’imminente entrata in vigore della direttiva CSRD.

Eppure entro il prossimo anno le aziende con più di 500 dipendenti o con un fatturato superiore a 40 milioni di euro dovranno segnalare il loro impatto ambientale, sociale e di governance, in linea con la direttiva europea CSRD. L’ambito di applicazione sarà gradualmente esteso ogni anno: nel 2025 riguarderà le aziende con più di 250 dipendenti, nel 2026 le PMI quotate, nel 2028 le filiali di gruppi non europei.

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