![]()
L’ex ministro dell’Ambiente del governo Monti a SostenibileOggi.it sullo scenario internazionale e sulle difficoltà del nostro paese ad agganciarsi alla transizione ecologica
Il doppio binario tra sviluppo delle rinnovabili e investimenti sui fossili, il ruolo della Cina nella transizione che costringe l’Europa alla rincorsa, le responsabilità dei veti, quelli dell’Italia del No, e le potenzialità green del Piano Mattei. Corrado Clini, ex Ministro dell’Ambiente nel governo Monti e oggi Visiting Professor presso la Tsinghua University School of Environment di Pechino, fotografa per SostenibileOggi.it lo scenario politico-energetico internazionale.
Gli obiettivi dell’Ue sulle rinnovabili entro il 2030 e gli investimenti sui combustibili fossili, gas in particolare, dettati dalla congiuntura internazionale? Il doppio binario può davvero funzionare?
Nel 2000, il G8 di Okinawa, fu istituita mi incaricò di coordinare la “G8 Task Force on Renewable Energies” insieme a Mark Moody Stuart CEO della Shell. Io direttore generale del Ministero dell’Ambiente, e Moody Stuart al vertice di una delle più grandi compagnie petrolifere del mondo, abbiamo lavorato insieme ai rappresentanti del G8 (anche Russia) e delle più grandi economie emergenti tra cui Cina, India, Brasile, Arabia Saudita per disegnare il percorso del “doppio binario”, ovvero dello sviluppo delle rinnovabili in parallelo alla riduzione dei consumi dei combustibili fossili attraverso l’efficienza energeticaEfficienza energetica L'efficienza energetica si riferisce alla capacità di un sistema o di un dispositivo di convertire l'energia in input in una forma utile di energia in output, minimizzando le perdite energetiche durante il processo. Può essere valutata in termini... Approfondisci e la riduzione dell’”intensità di carbonio” delle economie.
Le previsioni del nostro rapporto sono state in gran parte confermate. Negli ultimi 20 anni: le fonti rinnovabili hanno progressivamente coperto una quota rilevante della domanda di energia, in particolare dell’elettricità, con la riduzione drastica dei costi, ormai competitivi con quelli dei combustibili fossili.
Tra i combustibili fossili è cresciuto e continua a crescere il consumo di gas naturale soprattutto per la riduzione dell’inquinamento ambientale rispetto al carbone. Il consumo di prodotti petroliferi, legato soprattutto al settore dei trasporti, anche se resta ancora a livelli molto elevati comincia a sentire l’effetto dell’espansione delle auto elettriche alimentate da elettricità prodotta da fonti rinnovabili. Se consideriamo gli investimenti delle grandi case automobilistiche nell’elettrico e nell’idrogeno in Cina, Europa, Giappone, India, Usa, è prevedibile una riduzione del consumo dei prodotti petroliferi entro i prossimi 10 anni. In sostanza il “doppio binario” è quello della transizione in corso. Transizione peraltro molto complessa perché la sfida tecnologica, che riguarda anche le materie prime, tra Cina, UsA ed Europa, è una delle ragioni alla base del nuovo panorama geopolitico che qualcuno ha definito “cold tech war”. Quindi, l’adozione delle rinnovabili e quindi in molti sistemi energetici, anche in Cina e in India, è dovuta anche a questioni economiche.
A proposito di Cina: recentemente lei ha raccontato della forte presenza cinese sia sui fossili, come le centrali a carbone che corrono, sia sulle rinnovabili. Pechino sul litio detiene la supply chainSupply chain o Catena di approvvigionamento La "supply chain" o catena di approvvigionamento è un elemento fondamentale nel mondo degli affari, rappresentando l'insieme di passaggi coinvolti nella produzione e distribuzione di un prodotto o servizio. Dalla materia prima fino al... Approfondisci, quanto durerà questa posizione dominante?
L’adesione attiva della Cina alle strategie globali per la decarbonizzazioneDecarbonizzazione La decarbonizzazione si riferisce al processo di riduzione o eliminazione delle emissioni di anidride carbonica (CO2) derivanti dalle attività umane, specialmente quelle legate alla produzione e al consumo di combustibili fossili. L'obiettivo della decarbonizzazione è quello di ridurre l'impatto... Approfondisci, avviate dopo il Protocollo di Kyoto del 1997 e consolidate con l’accordo di Parigi del 2015, ha modificato il quadro tradizionale della cooperazione internazionale. Prima di Kyoto la “chiave di lettura” della cooperazione allo sviluppo era prevalentemente quella dell’assistenza dei paesi ricchi ai paesi in via di sviluppo. Il Protocollo di Kyoto ha “incardinato” la cooperazione allo sviluppo nella prospettiva di una “competizione cooperativa” tra le economie sviluppate e quelle emergenti per l’allineamento progressivo agli standard a bassa intensità di carbonio delle tecnologie e dei sistemi di produzione nell’energia, nei trasporti e nell’agricoltura.
In questo contesto, la Cina ha assunto progressivamente la leadership nello sviluppo delle nuove tecnologie nelle fonti rinnovabili e nella mobilità elettrica, anche grazie a piani a lungo termine per la decarbonizzazione dell’economia che hanno guidato la trasformazione della Cina. Voglio ricordare che la cooperazione ambientale dell’Italia ha avuto un ruolo nella decarbonizzazione della Cina. Nel 2002, in occasione del Vertice Mondiale sullo Sviluppo SostenibileLo sviluppo sostenibile è l'approccio per raggiungere la crescita economica e lo sviluppo sociale senza esaurire le risorse naturali e garantendo il benessere delle future generazioni. Implica equilibrio tra esigenze presenti e future, considerando l'ambiente, la giustizia sociale e l'economia... Approfondisci di Johannesburg l’unico evento pubblico della Cina fu quello con la delegazione italiana guidata da Silvio Berlusconi e dal Ministro Altero Matteoli. Nel 2010 la Commissione Europea affidò all’Italia la leadership del Centro Sino-Europeo sull’Energia Pulita istituito presso il Dipartimento Ambiente realizzato in collaborazione con il Politecnico di Milano nella prima Università cinese Tsinghua di Pechino. Il Ministro dell’Energia della Amministrazione Obama, nel 2009 in occasione della Presidenza italiana del G8 presentò il building sino-italiano come il più avanzato progetto al mondo di edilizia eco efficiente.
Oggi la Cina investe sulle fonti rinnovabili il doppio dei valori delle grandi economie occidentali ed ha la leadership nella produzione dei materiali critici e delle terre rare, che costituiscono la materia prima per l’energia solare, le auto elettriche, la trasmissione dell’elettricità a lunga distanza.
Giustamente l’Europa, ed anche gli Stati Uniti, sono impegnati a recuperare il tempo perduto, Tuttavia dobbiamo riconoscere che Europa, Stati Uniti e Giappone hanno favorito la leadership della Cina perché non hanno “guardato lontano”. Per esempio il litio è presente e teoricamente disponibile in molte regioni del pianeta. Ma solo la Cina nello scorso decennio ha sviluppato le tecnologie industriali per la sua lavorazione. Non solo il litio, ma il cobalto : la più grande miniera nel Congo è stata ceduta ad un’impresa cinese da un’industria Usa. E lo stesso vale per le cosiddette “terre rare”. Ora, Stati Uniti ed Europa stanno orientando programmi e investimenti verso le miniere per sfruttare i minerali necessari alla transizione energetica.
In concreto, oltre a fissare tetti sull’impiego delle rinnovabili, su cosa deve puntare l’Europa?
L’Europa importa circa il 98% dei materiali critici e delle terre rare dalla Cina. Nel breve periodo l’Europa non potrà sostenere gli impegni per rinnovabili e mobilità elettrica senza la cooperazione tecnologica e commerciale con la Cina. Ma per lavorare su una maggiore autonomia e sicurezza, l’Europa deve avviare una nuova attività mineraria per avere la disponibilità di litio e terre rare presenti abbondantemente nel nostro continente. materiali per la produzione di auto elettriche dalla Cina. Mentre i cinesi investivano sulla raffinazione e sulla lavorazione prodotti, qui in Europa ci siamo fatti trovare non adeguatamente pronti e neppure gli Usa si sono in realtà preoccupati. Ora l’Europa ha deciso di investire sulle proprie risorse e va bene, il litio c’è in Europa ma vanno aperte le miniere. Recentemente , il Ministro per il Made in Italy, Adolfo Urso ha detto che i giovani che chiedono politiche più incisive per la decarbonizzazione dell’economia europea dovrebbero essere i primi minatori, ovvero i promotori delle attività estrattive che invece vengono contestate perché inquinanti. Ovviamente ha ragione il Ministro. Mi limito a ricordare che l’Italia del NO è all’origine dei ritardi del nostro paese nelle infrastrutture, nella produzione di energia anche da fonti rinnovabili, e nella protezione del nostro territorio dagli effetti dei cambiamenti climatici. le risorse intellettuali fresche che chiedono della protezione del clima a ogni costo dovrebbero essere le prime unità di lavoro per aprire le nuove miniere per la ricerca di questi materiali. Si sta parlando in Europa di Norvegia e Svezia come miniere per i materiali come litio e cobalto, sull’Italia mi limito a osservare che si è fermi sul nucleare. Ci sono troppi impedimenti e sono il risultato di una dissociazione: se si vuol proteggere l’ambiente, vanno fatti investimenti, non rinunciando alle risorse di cui si dispone senza una reale alternativa. Anche sulla tutela del territorio.
Questo è un capitolo doloroso per l’Italia, abbiamo potuto osservare la mancata cura che tipo di danni abbia prodotto a Ischia, poi in Emilia Romagna, restando solo agli ultimi tempi.
Le ultime opere realizzate per la tutela del territorio risalgono ai tra gli primi anni ‘20 e poi ‘40 del Novecento. Da ministro del governo Monti nell’ambito dell’Agenda Verde nel 2012 predisposi un piano al Cipe per 2,5 miliardi da investire in 40 anni, di cui un miliardo per le risorse pubbliche e 1,5 miliardi da risorse private, agevolate con credito di imposta. Si trattava di investimenti liberati dal vincolo del Patto di Stabilità, come richiesto dalla Commissione Ue. Quel piano è stato poi dettagliato in un anno, poi è stato messo, trasferito alla Commissione Valutazione Impatto Ambientale, è rimasto fermo per sei anni e sbloccato solo da poco, con meno risorse a disposizione. Il 12 dicembre 2012, su mia proposta, il CIPE aveva individuato le misure infrastrutturali e le risorse finanziarie da impegnare in 15 anni per la protezione del territorio. Il finanziamento delle misure, stimato in circa 2,5 miliardi/anno per 15 anni, garantito da o almeno il 40% dei proventi dalle aste dei permessi di emissione (
direttiva UE 2009/29); o investimenti privati incentivati con credito di imposta, o un’assicurazione obbligatoria per i rischi connessi agli eventi climatici estremi. Avevo negoziato la delibera con la Commissione Europea, al fine di escludere il piano dal “patto di stabilità”, considerato che l’Italia nel bilancio 2013 non aveva la disponibilità di risorse pubbliche per le misure infrastrutturali e le opere necessarie alla messa in sicurezza del territorio. La Commissione aveva espresso un parere favorevole di massima, ma aveva richiesto l’elaborazione di un piano dettagliato che l’Italia avrebbe dovuto sottoporre quanto prima.
Di conseguenza, nel 2013 il Ministero dell’Ambiente aveva incaricato il Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) di elaborare il piano sulla base delle linee guida approvate dal CIPE. Il Piano (PNACC) era stato consegnato dal CMCC nel 2015, ma era stata chiesta una revisione conclusa solo nel 2018. Da allora è iniziato il “gioco dell’oca” della Valutazione Ambientale Strategica, conclusa solo recentemente.
Che pensa del Piano Mattei?
Il Piano Mattei è il contesto politico e diplomatico per la leadership italiana del processo per lo sviluppo delle energie rinnovabiliEnergia rinnovabile L'energia rinnovabile è fonte di energia proveniente da risorse naturali che si rinnovano rapidamente, come il sole, il vento, l'acqua e la biomassa. È una forma di energia pulita e sostenibile che contribuisce a ridurre le emissioni di... Approfondisci e dell’idrogeno “verde” nel Mediterraneo. Abbiamo diversi buoni motivi: Enel ed Eni hanno la capacità di realizzare impianti di generazione di elettricità da fonti rinnovabili e di produzione di idrogeno “verde” nelle zone desertiche e marginali del Nordafrica, le stesse nelle quali sono estratti olio e gas. Poi, Terna e Snam hanno la capacità di realizzare e gestire le reti elettriche e i gasdotti per il trasferimento dal Nordafrica di elettricità e idrogeno verdeIdrogeno verde: cos’è e come si produce Definizione di idrogeno verde Cos’è l’idrogeno verde L’idrogeno verde è una forma di idrogeno che viene prodotta attraverso l'elettrolisi dell’acqua utilizzando solo energia rinnovabile, come l'energia solare, eolica o idroelettrica. A differenza dell’idrogeno... Approfondisci nelle reti europee attraverso l’Italia. Inoltre, a distanza tra la costa sud del Mediterraneo e la Sicilia è la più breve tra Africa ed Europa. La via più facile per aumentare la capacità di trasmissione di elettricità “verde” dal Nordafrica all’Europa è la realizzazione di più reti UHV-DC sullo stesso tracciato di TUNITA. Ovvero, la connessione Tunisia-Sicilia può essere la dorsale principale del trasferimento nella rete europea dell’elettricità verde prodotta in Nordafrica. Anche il gasdotto Transmed dall’Algeria attraversa il Mediterraneo nello stesso tratto, e dunque la Sicilia può essere la porta di ingresso in Europa dell’idrogeno verde dal Nordafrica. Infine: i dati suggeriscono che incontra molte difficoltà la realizzazione in Italia entro il 2030 di 70 GW aggiuntivi di potenza cumulata e di 95 GWh di accumulo, per raggiungere gli obiettivi fissati da REPowerEU per le fonti rinnovabili. Il trend di crescita delle rinnovabili è al di sotto degli obiettivi, e stime recenti indicano – alle condizioni attuali – una capacità aggiuntiva di 30-40 GW. Risulta problematica la localizzazione di grandi impianti nelle aree del Centro Sud a maggiore potenziale, che sono spesso già impegnate da molteplici usi oppure sottoposte a vincoli ambientali e paesaggistici. A queste difficoltà si aggiungono le incertezze sulla produzione di energia idroelettrica a causa della siccità. L’importazione di elettricità verde dalla sponda sud del Mediterraneo potrebbe compensare il gap prevedibile di produzione nazionale.