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Una proposta di legge mira a istituire una commissione bicamerale per indagare sulle pratiche ingannevoli in ambito ambientale e sul loro impatto sullo sviluppo dell’economia circolareEconomia circolare L'economia circolare è un modello economico che promuove la riduzione degli sprechi e l'uso efficiente delle risorse attraverso il riutilizzo, la riparazione, il rinnovamento e il riciclaggio dei materiali e dei prodotti. Approfondisci
Monitorare le proposte di legge sulla sostenibilità significa tenere traccia di come il cambiamento si traduce – o fatica a tradursi – in strumenti istituzionali. In questa rubrica, dal nostro personale osservatorio legislativo, seguiamo passo dopo passo le iniziative legislative italiane che, nelle intenzioni, nei progetti o nei dispositivi paventati, contribuiscono a tracciare il perimetro normativo della sostenibilità ambientale e sociale. In ogni uscita di questa rubrica ci concentriamo su un’iniziativa attualmente in discussione. Questa volta analizziamo una proposta che mira a istituire una commissione per indagare su pratiche di greenwashingGreenwashing Il greenwashing è una pratica sempre più diffusa e criticata, in cui aziende e organizzazioni adottano una facciata di responsabilità ambientale, spesso per motivi di marketing, mentre le loro azioni reali possono essere in contrasto con i principi di... Approfondisci e su i suoi effetti sull’economia circolare.
Osservatorio legislativo, la proposta L’Abbate: struttura e finalità della commissione anti-greenwashing
Nello specifico, con il disegno di legge C.606, la deputata pentastellata Patty L’Abbate propone l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta bicamerale, incaricata di indagare su queste pratiche e sul loro impatto sul funzionamento corretto del mercato e sullo sviluppo dell’economia circolare. La proposta nasce dall’esigenza di rafforzare la trasparenza delle dichiarazioni ambientali aziendali, tutelando al contempo i consumatori e la leale concorrenza.
Il disegno di legge, già assegnato ma non ancora in esame, definisce una commissione composta da 28 membri (14 deputati e 14 senatori), dotata di poteri ispettivi assimilabili a quelli dell’autorità giudiziaria. I compiti includono l’analisi di campagne pubblicitarie, pratiche commerciali scorrette, sistemi di certificazione ambientale e potenziali distorsioni nella comunicazione green. Gli articoli 2–5 del testo normano composizione, obblighi di segretezza e autonomia regolamentare della commissione. È previsto un budget triennale contenuto (circa 120mila euro complessivi) e una durata di 24 mesi dall’insediamento. L’obiettivo, più che repressivo, è conoscitivo e propositivo. Ovvero, fare luce su fenomeni poco normati e proporre linee guida o interventi futuri per migliorare la coerenza tra le pratiche aziendali e le dichiarazioni pubbliche.
Prospettive di impatto
La proposta si inserisce in un contesto normativo europeo in evoluzione. La commissione d’inchiesta proposta può rappresentare uno strumento parlamentare utile a monitorare il campo prima che diventi oggetto di contenziosi diffusi o di norme poco applicabili. Il suo impatto sarà soprattutto simbolico e investigativo, ma potrebbe favorire un salto di qualità nella regolazione della comunicazione sostenibile, oggi ancora parziale e frammentata. Con implicazioni ragguardevoli per le imprese che adottano strategie green e per i consumatori che cercano criteri affidabili per le proprie scelte.