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Il senatore di FdI è stato eletto vicepresidente della Commissione per la tutela dei diritti umani e racconta le sue sensazioni a SostenibileOggi.it

Il rispetto dei diritti universali, sul lavoro e nella vita di tutti i giorni. Antonio Guidi, ex ministro della Famiglia nel primo governo Berlusconi e ora parlamentare di FdI al Senato, è stato eletto qualche giorno fa vicepresidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani e racconta a SostenibileOggi.it il lavoro che lo attende nella Commissione, istituita a gennaio con voto unanime del Senato e che da poco si è insediata.

Senatore, perché ha accettato un compito così impegnativo?

Penso che questa Commissione possa fare un lavoro importante per la lotta ad affermare i diritti tradizionali, ma anche per far emergere tanti diritti poco riconosciuti come quello al rispetto della privacy e quello per affermare la propria personalità anche in caso di disabilità grave. Paradossalmente va tutelato anche il diritto alla noia, questa commissione deve essere un luogo politico dove parlare di diritti tradizionali e meno, non in modo astratto, però. L’insediamento della Commissione certifica, dunque, l’attenzione per la tematica e conferisce carattere di progettualità politica alla lotta per i diritti universali.

Cosa può fare questa Commissione affinché il mondo produttivo tenga conto di questi diritti?

Sia a livello politico che sindacale molti diritti legati al lavoro sono affermati da decenni, in Costituzione esiste anche il diritto affinché il lavoro non sia causa di nocività e sappiamo bene quanto sia grave la tragedia delle cosiddette morti bianche. Va confermato il diritto al lavoro quindi e poi quello alla salute, ma voglio ricordare anche il diritto al bilancio equo e solidale e all’importanza di quel sentimento di solidarietà che deve generarsi sul posto di lavoro, parimenti all’inclusione, alla parità di diritti tra uomo e donna. E poi c’è il tema della sostenibilità.

Su cosa concentrarsi sul binomio sostenibilità e diritti?

Mi concentrerei sull’alienazione, non si devono produrre danni alla salute mentale con un lavoro alienante. La salute di chi lavora è prioritaria rispetto a tutto il resto e poi, se possibile, non produrre più cose nocive come le mine e altre che possano far male direttamente e indirettamente. Molti dei mali mentali sul lavoro nascono dalla produttività.  

I diritti umani sono tutelati nel mondo produttivo?

Come detto, si deve andare oltre l’alienazione, parlando di tutte le nocività del lavoro. Al mondo anche chi fa il grillo parlante agli altri ha qualcosa da nascondere, ci sono esempi positivi sulla singole aziende a macchia di leopardo, pensiamo ad Adriano Olivetti e alle aziende che fanno dell’ecologia, anche mentale, un momento fondamentale per la produttività, pensiamo anche che l’Italia è un paese che si sta riadattando all’agricoltura e la stessa agricoltura per riadattarsi deve imporre il rispetto per la natura. Certo, vorrei ci fosse un’Authority di controllo per il rispetto delle leggi in vigore, ma che di base vi fosse un processo di autoregolamentazione collettiva su quello che si fa ogni giorno. Bisogna concentrarsi su quello che noi facciamo, noi come parlamentari ma tutti come cittadini.

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