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La Commissione Europea pubblica il Green Comp: The European sustainability competence framework

Nuove competenze si affacciano ogni volta che una tecnologia specifica, un tema sociale o economico, un quadro normativo diventano rilevanti. La sostenibilità e la transizione ecologica non fanno eccezione. A gennaio 2022, il Joint Research Center della Commissione europea ha pubblicato un documento contenente il framework di riferimento per le competenze di sostenibilità, il Green Comp The European sustainability competence framework. Il Green Comp ha l’ambizione di fornire una cornice omogenea nello sviluppo delle competenze green, “to help learners develop knowledge, skills and attitudes that promote ways to think, plan and act with empathy, responsibility, and care for our planet and for public health”. Le aree individuate come cruciali per il corretto sviluppo di un mindset comune sono: incarnare i valori della sostenibilità, accettare la complessità nella sostenibilità, immaginare futuri sostenibili, agire per la sostenibilità. Ogni area è un aggregato di competenze e skills di dettaglio, che vanno dalla dimensione valoriale, alle capacità di pensiero sistemico e creativo, fino alla proattività ed iniziativa personale. L’importanza dello sviluppo di competenze che vadano oltre le skill tecniche sugli aspetti di sostenibilità è quindi certificata a livello di istituzioni europee e ha uno schema di riferimento disponibile per scuole e aziende. Appare diverso quanto accade e quanto viene considerato importante nelle aziende italiane in termini di competenze per la sostenibilità, stando al report Alte competenze per un futuro sostenibile dell’Osservatorio 4 Manager, pubblicato ad inizio 2023 e basato su osservazioni e analisi svolte tra il 2021 e la fine del 2022.

Partendo dall’analisi della letteratura e dello scenario normativo, applicando tecniche di foresight e svolgendo interviste con metodi qualitativi e quantitativi, lo studio dell’Osservatorio ha coinvolto quasi 700 tra imprenditori, amministratori e manager di un set di aziende rappresentativo delle imprese italiane con più di 50 addetti. Il primo dato rilevante è una correlazione tra il grado di innovatività dell’azienda, calcolato in base alla trasformazione di prodotti, servizi e modello di business degli ultimi tre anni, e l’esistenza di piani strategici di lungo periodo per diventare imprese sostenibili e integrare la trasformazione digitale e quella sostenibile nello stesso percorso di cambiamento.

Le aziende più innovative (11% del campione) hanno elaborato strategie di transizione di lungo periodo nel 79% dei casi, contro un più modesto 57% delle aziende moderatamente innovative (36% del campione) e il 46% delle aziende scarsamente innovative (il 53% del campione).

Il diverso grado di maturità nell’ambito delle strategie di sostenibilità si traduce anche in una diversa interpretazione della priorità da dare agli investimenti in competenze, sia sotto il punto di vista dell’acquisizione di competenze dall’esterno che dal punto di vista della spesa per formare internamente le figure professionali necessarie.

Negli ultimi tre anni, le aziende innovative hanno cercato e inserito in azienda competenze manageriali nell’83% dei casi di assunzione dall’esterno, contro un 63% delle aziende scarsamente innovative. Per le competenze scientifiche e tecniche i dati sono analoghi: dal 76% delle innovative si passa al 40% delle scarsamente innovative per le scientifiche. Dall’87% delle innovative si passa al 70% delle scarsamente innovative per le tecniche. Quando si passa ad analizzare quanto le aziende abbiamo aumentato le risorse destinate alla formazione interna su tali tematiche, tali distanze si confermano, su tutte e tre le aree di competenza.

È importante fare un piccolo approfondimento su quali siano le competenze in gioco. Tra quelle considerate più importanti dagli intervistati si trovano: tecnologie e innovazione produttiva di processo e prodotto, Energy Management, Competenze sulla legislazione di riferimento, Economia circolare e People Management.

L’attenzione sembra quindi essere molto alta sulle competenze di tipo tecnico/ tecnologico, meno sugli aspetti al centro del Green Comp, cioè il mindset e l’acquisizione di atteggiamenti e comportamenti più proattivi, creativi e attenti alle conseguenze sui temi ESG.

Tale aspetto sembra confermato dal report Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2022-2026) prodotto da UnionCamere tramite il Sistema Excelsior.

Il report mostra infatti come nel periodo oggetto di analisi l’attenzione andrà a professioni specifiche, in parte nuove e in parte rinnovate, nei settori Costruzioni, Automobilistico, Trasporti e Turismo. In particolare, in aree quali la riqualificazione energetica o la finanza, dove le competenze tecniche sono fondamentali: saper progettare un edificio sostenibile e saper valutare i rischi legati alla transizione, per fare due esempi, sono competenze ritenute chiave e sempre più ricercate. Di nuovo, non c’è evidenza di ricerche o azioni formative che puntino invece agli aspetti culturali, valoriali o di mindset sottostanti la gestione della transizione.

Scritto da Monia Cusini, HR and Change Management Expert

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