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Proposte e compromessi da gestire, dalla circolarità ai data center: il rapporto «Competitive by nature»

Per ogni misura che l’Agenzia europea dell’ambiente propone per rendere l’Europa più competitiva, il rapporto indica anche un costo da mettere in conto. Il documento, intitolato Competitive by nature: Europe’s long-term competitiveness through the lens of sustainability e pubblicato il 13 ottobre, parte dalla tesi per cui la competitività europea nel lungo periodo si costruisce considerando il ripristino della natura e il capitale sociale elementi centrali della stabilità economica. L’alternativa che l’EEA mette in discussione è quella della produttività di breve periodo e di una crescita basata sullo sfruttamento delle risorse e sul degrado ambientale. Le sei opzioni indicate sono definite «senza rimpianti», cioè utili all’economia e alla tutela degli ecosistemi al tempo stesso.

Risorse e dipendenze: il prezzo della circolarità

L’Europa importa una quota molto alta delle proprie materie prime e della propria energia, e gli ultimi shock sulle forniture lo hanno reso evidente. Le interruzioni del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, causate dalla guerra contro l’Iran, hanno messo sotto pressione i combustibili e accelerato il passaggio alle rinnovabili nazionali. Eolico, solare e batterie dipendono però da minerali critici, e le reti che dovranno trasportare l’energia pulita vanno in parte ancora costruite o potenziate. Riparare, riutilizzare e riciclare riduce la domanda di materie prime ed energia e limita l’esposizione alla volatilità dei mercati, osserva l’EEA. Il rapporto riconosce un compromesso: mantenere in uso vecchi edifici e infrastrutture favorisce la circolarità, ma può fissare nel tempo beni inefficienti o vulnerabili agli impatti climatici.

EEA, tecnologia e competenze: le misure

L’intelligenza artificiale, secondo l’Agenzia, può aiutare a tracciare i materiali lungo le catene di fornitura, gestire la variabilità delle rinnovabili in rete e monitorare in tempo reale i danni ambientali. Sviluppare queste capacità in Europa riduce anche la dipendenza da tecnologie realizzate altrove. Il Digital Product Passport dell’UE, lanciato a luglio, diventerà obbligatorio per le batterie da febbraio 2027, con informazioni consultabili anche tramite codice QR su origine dei materiali, prestazioni ambientali e riparabilità. Restano i consumi di energia e acqua dei data center necessari all’IA, e le biotecnologie che sostituiscono petrolio e gas con biomassa richiedono suolo e acqua. Sul fronte occupazionale, una recente analisi dell’EEA indica che l’energia pulita crea posti di lavoro in tutta l’UE, ma incontra limiti nella disponibilità e nella formazione della forza lavoro. Da qui la sollecitazione a investire in competenze e apprendimento permanente.

Adattamento e fiducia pubblica

L’Europa si riscalda più rapidamente di ogni altro continente, con alluvioni, ondate di calore, siccità e incendi sempre più estremi. L’EEA considera l’adattamento una necessità economica oltre che ambientale e cita soluzioni basate sulla natura, come il ripristino di zone umide e aree di esondazione e l’aumento degli spazi verdi urbani. Le politiche climatiche sono però diventate politicamente divisive in diversi paesi, tra discussioni su costi, regole per l’agricoltura e burocrazia. Secondo il rapporto, regole stabili e istituzioni efficaci sono la condizione perché le imprese investano in tecnologie pulite e i cittadini sostengano la transizione. In caso contrario anche le politiche meglio concepite rischiano di essere annacquate, rinviate o abbandonate.

Standard globali sotto pressione

L’ultima opzione riguarda il ruolo dell’UE nella definizione di standard ambientali e sociali, in cui il mercato unico ha un peso rilevante. Il contesto è difficile. Quasi 200 nazioni si erano impegnate alla COP28 del 2023 ad abbandonare i combustibili fossili, ma un nuovo accordo specifico è considerato improbabile alla COP31 in Türkiye. I paesi dipendenti dai fossili spingono inoltre per rinviare il prossimo grande rapporto scientifico dell’IPCC a dopo il vertice, e il panel è riunito questa settimana per cercare di superare lo stallo. Anche in Europa si chiede di semplificare le regole verdi in nome della competitività.

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