Tempo di lettura: 2 minuti

Loading

L’ex pilone della nazionale italiana a Sostenibileoggi.it: “Salire su quella sedia cambia le persone”

Disabilità non è inabilità”. All’accademia di rugby di Piancavallo (provincia di Pordenone) di Martin Castrogiovanni, ex pilone della nazionale azzurra, oltre cento presenze e un decennio da protagonista nel Sei Nazioni, c’è un corso per i ragazzi in sedia a rotelle che vogliono cimentarsi nel rugby in carrozzina. La Castro Rugby Academy – impostata come evento sostenibile che rispetta i criteri ESG -, in collaborazione con Roma Wheelchair Rugby, offre la possibilità di partecipare a uno stage tecnico di wheelchair rugby per giocatori e staff. Ora è il momento della palla ovale in Italia dopo lo storico Sei Nazioni che ha portato l’Italia a vincere due partite, con un pari contro la corazzata inglese. Ma il rugby, anche quando era più confinato in una nicchia, è sempre stato un corso accelerato di inclusione, di tutela delle diversità.

Tutti i ragazzi che vengono al camp, età compresa tra 7-17 anni, vanno una volta alla settimana – percorrendo un circuito – in sedia a rotelle. Nella vita si può parlare solo di quello che si sa, a un ragazzino si insegna che ci sono anche gli atleti in carrozzella, dobbiamo insegnare cosa significa vivere su una carrozzella, è l’unico modo per rispettare chi ci vive e fa sport. Salire su quella sedia cambia le persone e insegna appunto che ci sono problemi e difficoltà nella vita, ma conta come ti rialzi, come avviene nel rugby”, racconta l’ex rugbista azzurro. 

Anche quest’anno la Castro Rugby Academy ospita nell’ultima settimana di giugno – 28, 29 e 30 – il torneo Mixed Ability, che mette assieme disabili e normodotati. Otto squadre coinvolte, il doppio rispetto al 2023, la competizione verte sugli ambasciatori IMAS, cardine di una storia tra educazione e sport oltre le barriere.

La prima cosa che cerchiamo di fare alla mia accademia è far vivere cosa sia il rugby, cosa ha rappresentato per me da piccolo, i valori che è in grado di trasmettere, il concetto di inclusione sociale che sviluppa, creando un concetto di gruppo, di comunità dove ognuno porta un mattone e tutti si sorreggono, letteralmente, come in una mischia di gioco. Così si formano campioni di vita, quello che imparano nello sport se lo portano nella vita di tutti i giorni, anche insegnare a perdere: oggi tutti giocano solo per vincere, si diffonde l’idea di perfezione che non c’è”.

Articoli correlati