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La crisi in Iran e il blocco di Hormuz spingono benzina e diesel ai massimi pluriennali. In Italia le immatricolazioni di elettriche salgono del 71% a marzo
Il petrolio sale, le auto elettriche accelerano. È quanto sta accadendo nel mercato auto europeo dopo l’escalation in Iran e il blocco de facto dello Stretto di Hormuz, snodo da cui transita circa un quinto del petrolio globale. L’impennata dei carburanti ha reso più costoso l’utilizzo dei veicoli tradizionali, spingendo famiglie e imprese a rivalutare la mobilità elettrica.
Secondo i dati diffusi da E-Mobility Europe, nei principali 15 mercati UE/EFTA le immatricolazioni di auto elettriche a batteria (BEV) hanno superato 224.000 unità a marzo 2026, con una crescita del +51% rispetto a marzo 2025. Nel primo trimestre le nuove immatricolazioni hanno oltrepassato quota 500.000, pari a +33,5% anno su anno, con una market share mensile del 22%. La crescita riguarda quasi tutti i principali mercati: Germania, Francia, Spagna, Italia e Polonia registrano aumenti superiori al 40%. Parallelamente aumenta anche l’interesse per l’usato elettrico, con vendite e ricerche online in forte rialzo in diversi mercati europei.
Auto elettriche in Italia, +65% immatricolazioni
Il dato più dinamico arriva dall’Italia. Secondo Motus-E, nel primo trimestre 2026 le immatricolazioni BEV hanno raggiunto 38.155 unità, in aumento del 65% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel solo mese di marzo sono state registrate 16.137 nuove auto elettriche, pari al +71%, con quota di mercato salita all’8,6% contro il 5,4% di un anno fa. Il parco circolante elettrico nazionale ha così superato 396mila veicoli. Gli incentivi pubblici hanno contribuito, ma il contesto energetico sembra aver inciso in modo determinante sulla percezione economica della scelta elettrica.
Non solo ambiente
Le analisi di Transport & Environment indicano che durante shock petroliferi i proprietari di auto termiche possono subire costi fino a cinque volte superiori rispetto ai possessori di EV. Accelerare l’elettrificazione potrebbe inoltre ridurre fino a 45 miliardi di euro le importazioni petrolifere europee nel prossimo decennio. Per imprese e investitori, la ricarica pubblica e privata, le flotte aziendali, il leasing elettrico, i servizi di sharing e i modelli mobility-as-a-service tornano centrali. Una crisi energetica globale sta convertendo una vulnerabilità storica europea — la dipendenza dal petrolio importato — in un possibile vantaggio competitivo industriale.