Tempo di lettura: 2 minuti

Loading

Studio Bankitalia: nella fascia 18-34 anni solo il 13% dà un peso ai fattori ESG quando è chiamato a valutare un investimento

L’acronimo ESG in Italia non è ancora così seducente, sia per i risparmiatori che per gli operatori di mercato. L’ultima prova arriva dal report pubblicato recentemente da Bankitalia, “Indagini sull’alfabetizzazione finanziaria e le competenze di finanza digitale in Italia: i giovani”, secondo cui nella fascia d’età compresa tra 18-34 anni solo il 13% dà un peso ai fattori ESG quando sono chiamati a valutare un investimento.  E la quota dei potenziali investitori scende ancora di più, con il 18% che procederebbe con gli investimenti sostenibili, se l’offerta fosse davvero congrua. Lo stesso studio esprime altri dati interessanti: quattro italiani su dieci sarebbero a conoscenza in modo approfondito dei criteri di sostenibilità e l’acronimo ESG sarebbe centrale nella lotta al global warming per il 54% degli interpellati. Si coglie, dunque, una discrepanza tra quanto detto e quanto poi si mette in pratica, a proposito dei criteri di sostenibilità. Non un fenomeno nuovo. 

L’indagine Consob

Quanto emerso dallo studio di Bankitalia non è casuale, anzi è in linea con un recente sondaggio operato dalla Consob, orientato a sapere quanto gli investitori fossero interessati a sapere della resa sul mercato dei fondi ESG rispetto a quelli comunemente denominati “tradizionali”. In Italia, secondo lo studio, il rendimento resta la priorità, anche tra i giovani: il 63% degli operatori finanziari si era detto favorevoli agli investimenti ESG ma solo il 26,5% della fascia 18-44 anni avrebbe accettato prestazioni inferiori alla media, ma in linea con la sostenibilità. Quindi, bene gli ESG, ma il denaro ha sempre la precedenza. 

Indagine Stanford University

Un altro studio, condotto da Stanford University, Hoover Institution e Rock Center for Corporate Governance, interpellando quasi mille investitori americani nell’autunno scorso, riferisce che la Generazione Z e i Millennials avrebbero perduto l’interesse per gli investimenti responsabili, le obbligazioni verdi, facendo ritorno a quelli tradizionali, tipici di una fascia d’età più alta. E la preoccupazione per il disastro ambientale è scesa dal 70% al 49% tra i 18-41 anni.

Articoli correlati