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Il governo inglese ha deciso di investire ingenti risorse sulla cattura e stoccaggio del carbonio. Poco o nulla gli stanziamenti per l’idrogeno verde, il primo ministro Sunak punta forte anche sull’offshore nel Mare del Nord. Ma gli scienziati chiedono al governo di sospendere le licenze su petrolio e gas

Venti miliardi di sterline, poco oltre i 20 miliardi di euro, destinati allo sviluppo della tecnologia CCS, ovvero Cattura e Stoccaggio del Carbonio, per immagazzinare tra 20 milioni e 30 milioni di tonnellate di CO2 all’anno entro il 2030. E appena 240 milioni di sterline invece sullo sviluppo dell’idrogeno verde. Nel Regno Unito che in ogni caso nel 2022 ha visto una crescita dell’eolico del 17%, si intravede ancora un futuro per l’utilizzo dei combustibili fossili. Sembra la strada opposta rispetto alle indicazioni del recente G7 in Giappone, in cui i ministri dell’ambiente, del clima e dell’energia si sono impegnati ad accelerare l’abbandono dei combustibili fossili in tutti i settori, ma senza fissare una nuova scadenza.

Ed è proprio l’assenza di un orizzonte temporale per la fine dell’utilizzo dei combustibili fossili a sostenere l’attività del governo conservatore diretto da Rishi Sunak. Il documento Powering Up Britain, pubblicato dal Department Energy and Net Zero, indica che il Regno Unito punta sulle fonti rinnovabili tra cui eolico e solare, idrogeno, energia con cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio (CCS) e nuove centrali nucleari, “pur riconoscendo il ruolo vitale che il petrolio e il gas del Regno Unito giocheranno nel transizione.”. Questo è il nodo: a causa della crisi energetica causata dalla guerra russa in Ucraina, sia i paesi che le aziende hanno intensificato i loro investimenti in progetti di petrolio e gas per proteggere la sicurezza energetica e abbassare i prezzi e lo stesso ha fatto il Regno Unito; investiti sette miliardi di dollari sull’offshore, in nuovi progetti nel Mare del Nord, oltre a offrire incentivi fiscali per gli investimenti in combustibili fossili. E in questo senso va letto anche l’investimento britannico, annunciato dal cancelliere Jeremy Hunt, sulla tecnologia CCS, un processo tecnologico che consiste nella cattura dell’anidride carbonica (CO2) emessa da impianti industriali o di generazione elettrica, nel trasporto della CO2 verso la sua destinazione finale e nel suo successivo stoccaggio geologico di lungo termine. Una soluzione che in realtà ancora deve essere dimostrata su larga scala. In ogni caso, la scelta del governo britannico non convince molti scienziati e attivi: in 700 hanno scritto al primo ministro Sunak affinché non vengano concesse nuove licenze per petrolio e gas.

Il piano sulla cattura e stoccaggio del carbonio arriva poco dopo che il Comitato sui cambiamenti climatici, il “consigliere” climatico del governo Sunak, ha descritto il Regno Unito “sorprendentemente impreparato” al cambiamento climatico. A gennaio The Guardian ha scritto che il ministro per il Clima e responsabile della campagna Net Zero, Graham Stuart, avrebbe ricevuto donazioni da compagnie del fossile.

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