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Studio B-PlanNow: 81% considera entrambi gli elementi impattanti positivamente sul business
L’ecosistema italiano delle startup pare abbia compreso che le aziende che decidono di abbracciare le policy su diversità e inclusione siano più redditizie e riescano a comprendere meglio i consumatori. Questo è quanto emerge dallo studio B-PlanNow, acceleratore di startup per progetti in fase di avvio con un approccio unico e coerente, secondo cui le imprese che hanno abbracciato la strada dell’inclusione e della diversità sono anche in grado di assicurarsi sul mercato i migliori talenti professionali e con un tasso di soddisfazione elevato dei dipendenti. L’indagine rivela che l’81% delle startup considera D&I (Diversity & Inclusion) come elementi in grado di impattare positivamente anche il proprio business mentre il 78% ha valutato come strategici anche gli impatti in termini di maggiore fiducia sulla comunità degli investitori.
Italia 63esima per gender gapGender gap Il gender gap è la disparità che esiste tra uomini e donne in diversi ambiti sociali, economici, politici e culturali. Questa differenza si manifesta, ad esempio, nelle opportunità di carriera, nei salari, nell'accesso all’istruzione, nella rappresentanza politica e... Approfondisci
La quasi totalità delle startup ritiene la diversità un elemento prezioso, in grado di arricchire a tutti i livelli la propria azienda. Sul gender gap, il World Economic Forum mette l’Italia al 63 esimo posto nella graduatoria del Global Gender Gap Index: situazione completamente rovesciata considerando invece l’ecosistema delle startup in cui il 55% delle posizioni manageriali e di founder o co-founder sono occupate da donne. Anche il gender pay gap, ancora molto persistente nelle aziende italiane ma invece è meno invasivo nell’universo startup, con una differenza del 2,3% in favore degli uomini al momento della rilevazione.
Il tema delle disabilità è molto sentito, sempre secondo il campione monitorato da B-PlanNow: la totalità degli intervistati si mostra sensibile al tema e, nel 94% dei casi, ha previsto strategie ben precise per supportare al meglio le fragilità in azienda.