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Il proprietario della casa americana nei guai per violazione dei diritti civili verso dipendenti afroamericani

Non arrivano guai solo da Twitter (o X) per Elon Musk. Il proprietario del marchio Tesla infatti è finito nelle mire della Us Equal Employment Opportunity Commission: è la Commissione per le pari opportunità di lavoro degli Stati Uniti, che ha fatto causa al controverso tycoon per aver violato i diritti civili dei suoi dipendenti afroamericani nello stabilimento di Fremont, in California. Tesla avrebbe violato il Titolo VII del Civil Rights Act del 1964, sottoponendo i dipendenti neri a un ambiente di lavoro ostile illegale (esposizione di svastiche e cappi, riferisce Reuters) e vendicandosi contro i dipendenti per essersi opposti alle molestie.

Quando è nato il caso Tesla

Il caso fa seguito a un’indagine della Commissione che si è sviluppato negli anni: secondo la denuncia, dal 2015 a oggi, la casa automobilistica di vetture elettriche non solo avrebbe tollerato le diffuse e continue molestie razziali nei confronti dei suoi dipendenti neri, ma avrebbe anche sottoposto a varie forme di ritorsione i lavoratori che si sono opposti a queste manifestazioni di intolleranza e poi hanno denunciato gli abusi. Si sarebbero verificati casi di licenziamenti, cambi di mansione e trasferimenti.

Dopo l’indagine, l’anno scorso l’agenzia ha formalmente sollevato il caso e tentato inutilmente di arrivare a un accordo pre-contenzioso con Tesla, che ha deciso di non condurre alcun tipo di indagine interna alla fabbrica. La Commissione ha chiesto danni compensativi e punitivi, la retribuzione arretrata per i lavoratori interessati, e provvedimenti ingiuntivi per riformare le pratiche di impiego di Tesla per prevenire questo tipo di discriminazione in futuro.

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