![]()
Il presidente di Symbola a SostenibileOggi.it: “È una strada concreta per far scendere le bollette delle famiglie, delle imprese e per rendere l’Italia indipendente dal punto di vista energetico”
Una sfida non più rinviabile che passa dall’attuazione dei decreti per accompagnare la crescita delle Comunità EnergeticheComunità energetica Le comunità energetiche rappresentano un modello innovativo nel panorama energetico globale, basato sulla produzione, gestione, consumo e condivisione di energia rinnovabile in modo collaborativo. Queste comunità sono un esempio di governance energetica decentralizzata, dove i membri si uniscono... Approfondisci Rinnovabili. Ermete Realacci, ambientalista, politico e ora presidente della Fondazione Symbola, mette a fuoco per SostenibileOggi.it la questione delle CER, il cui decreto è stato varato pochi giorni fa.
Cosa rappresentano le CER e cosa comportano per il nostro Paese?
Sono uno strumento per permettere alle comunità, ai gruppi di imprese e alle istituzioni locali di prodursi l’energia necessaria con le fonti rinnovabili e consumarla su quel territorio, pagandola di meno, senza inquinare ed essere più liberi. Al tempo stesso, si costituiscono legami con il territorio per far sentire più persone legate tra di loro. Si spera siano risolti i ritardi che bloccano la crescita delle CER, il ritardo è significativo anche se ci sono incentivi importanti, soprattutto per i piccoli comuni. È una strada concreta per far scendere le bollette delle famiglie, delle imprese e per rendere l’Italia indipendente dal punto di vista energetico. Non ci sarà così un Putin che possa chiudere il gas a piacimento.
Meno di venti sono funzionanti, qualcuna in più è in costruzione ma oltre il 65% degli italiani ne vorrebbe una: un controsenso.
Il controsenso si spiega con il ritardo dal punto di vista normativo: tre anni fa alla Settimana sociale della Chiesa, a Taranto, il vescovo della città pugliese disse che ogni parrocchia avrebbe dovuto avere una CER. Ora, le parrocchie sono 22-23 mila, immaginiamo che rivoluzione si innesterebbe. Lo scorso anno, come Fondazione Symbola, abbiamo messo in evidenza come la domanda di CER da parte di imprese e mondo cattolico fosse molto forte. Il tema è suggestivo ed efficace, solo che se non spieghi come si fanno le CER, si resta alle domande, senza risposte.
C’è dietro una volontà politica? Il governo pare accelerare sulle CER.
In Italia nessuno ha il furore positivo di fare le cose, in questo Paese devi svegliarti la mattina e dire: questa cosa va fatta e oggi devo fare un passo in avanti, c’è da aggiungere che una parte della politica sottovaluta il tema per ignoranza, perché lì sta andando il mondo. Amo l’Italia, si è anche accelerato sulle rinnovabili, ma gli obiettivi al 2030 in tema rinnovabili sono decisamente lontani. Devo portare l’esempio dell’Olanda, che è estesa quanto Sicilia e Calabria, con molto meno sole: lo scorso anno ha prodotto 3000 MW, in Italia invece ci si è fermati a 800 MW. Si è perso tempo e ci sono bollette alte e meno indipendenza energetica.
Da più parti si sente dire che non possiamo fare a meno del gas.
Ma va ricordato che ci sono terreni su cui devi muoverti per tempo. Sul fotovoltaico, per esempio, perché la Cina ha un vantaggio rispetto all’Ue? Si è mossa per tempo, ha costruito una filiera, lo sanno in pochi che la più grande pala eolica del mondo è in costruzione a Taranto, dove c’è la crisi dell’Ilva, ma la società che costruisce questa pala (la danese Vestas, ndr) a Taranto conta mille dipendenti, non sono certo pochi. Inoltre le rinnovabili creano anche parecchi posti di lavoro. Vanno fatti i decreti perché la richiesta di CER viene da comuni, diocesi, imprenditori. Lo Stato deve fare la sua parte.