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Commissione Ue: il 53,3% delle dichiarazioni ambientali sono fuorvianti e il Parlamento uscente ha varato la direttiva Green Claims

Era una delle eredità lasciate dal Parlamento Ue: la Direttiva sui Green Claims, che fissa i criteri per spingere le aziende a non prodursi nel greenwashing, diffondendo quindi dati affidabili e che si possono verificare, contrastando dunque le affermazioni fuorvianti sui meriti ambientali di prodotti e servizi. Il Consiglio Ue ha recentemente varato la norma. Il percorso era iniziato circa due anni fa e si è arrivati a un testo che indica sanzioni per le aziende che non rispettano i patti: chi produce affermazioni non corrispondenti al vero, che portano fuori strada il consumatore, rischia l’esclusione dalle gare d’appalto pubbliche e pure multe salate: fino al 4% del fatturato annuo. Un pericolo che per il momento non tocca le PMI, mentre quelle a dimensione più estesa possono mettersi in regola entro il prossimo anno. Da ricerche effettuate dalla Commissione Ue è emerso che il 53,3% delle dichiarazioni ambientali sono state fuorvianti, inoltre che la metà delle cosiddette etichette green erano tutt’altro che certificabili e affidabili.

I crediti di compensazione

Un altro tema chiave era quello dei crediti di carbonio. Il Consiglio ha fissato la differenza tra dichiarazioni che utilizzano crediti di carbonio per bilanciare una quota di emissioni per raggiungere il net zero, e quelle che fanno dichiarazioni di contributo, ossia che si servono degli stessi crediti per contribuire all’azione climatica: solo le prime, più impegnative, devono dimostrare un obiettivo di net zero.

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